Recensioni
Aereogramme
My Heart Has A Wish That You Would Not Go
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Antonio Pancamo Puglia
- 5 Febbraio 2007

Della pluridecorata scuderia Chemikal Underground, gli Aereogramme sono apparsi sin dagli esordi nel 2001 come i più “tosti”, se ci passate il termine terra-terra. Detto altrimenti, i più vicini a un suono che, alla luce di certe gonfiature muscolari dei compari Mogwai – via GY!BE – e l’esplosione del fenomeno Neurot, chiameremmo post-metal (quando non addirittura nu-, anche se una certa matrice indie è sempre stata presente). Ma no, non sono certo queste le etichette da affibbiare ai cinque scozzesi, nonostante il recente In The Fishtank condiviso con gli Isis possa suggerire altrimenti. O almeno non lo è affatto nel caso di questo album, che a partire dal titolo (“il mio cuore desidera che tu non te ne vada”, nientemeno che una citazione dal romanzo L’Esorcista) evoca un ineluttabile struggimento romantico – un concetto che fa decisamente a cazzotti con certe oscure fascinazioni filo-alchimiste postmetallare.
Ok, bando ai sarcasmi, è che lo straniamento è inevitabile di fronte alla decisa sterzata ultra-mélo (melodista o melodrammatica, fate vobis) dei Nostri. Con la sola eccezione di alcuni passaggi para-stoner in Living Backwards, è tutto un fiorire di ballate ora delicate ora solenni, orchestrate senza risparmio di mezzi e intonate nel registro più tenue e soulful del vocalist Craig B. Niente bruschi break forte-piano, niente sincopi, niente oscuri tocchi di elettronica, niente ugola raschiata, piuttosto un pop-prog-sinfonico (più che Genesis o Yes vengono in mente i primi Elbow, però) tinto di emo, con gli opportuni archi a sottolineare i passaggi e i crescendo, più relativo dispiego di tastiere e chitarre acustiche (esemplare in tal senso Exits).
Per lo più godibile a dosi singole, ma l’effetto d’insieme, vi avvertiamo, è quello di un’inarrestabile colata di melassa. Statene alla larga, o amate questo disco alla follia. Dipende dalle vostre idiosincrasie.
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