Recensioni

Se si pensa a quante volte la musica elettronica pura in Italia abbia cercato di valicare gli schemi del proprio genere e di irrompere in circuiti più “glamour” per arrivare ad intercettare fette di pubblico più vaste rispetto alla sola dancehall, è impossibile non pensare a quante volte questo proposito abbia fallito. Gli Adam Carpet, ovvero Diego Galeri (Timoria, Miura), Alessandro Deidda (Le Vibrazioni, I cosi), Edoardo Barbosa, Giovanni Calella (Kalweit And The Spokes) e Silvia Ottanà, nel progettare il loro secondo album Parabolas, hanno certamente pensato a come riuscire ad unire una vocazione squisitamente kraut ad atmosfere che pescano a piene mani dagli anni Ottanta e Novanta, con una predilezione per new wave e post rock. Il risultato, per certi versi sorprendente, riesce ancora meglio dell’esordio (Adam Carpet, 2014) e alza l’asticella qualitativa continuando nella formula priva di un sesto elemento alla voce che il mercato attuale certamente preferirebbe.
Le otto tracce seguono verosimilmente una “parabola”, un po’ come quella del salto in alto. La partenza felpata e dark (Obsessed With Casting) è necessaria all’accelerazione vagamente french touch di Still Still. La forza bruta della doppia batteria e del doppio basso riempiono ogni traccia di storie diverse con giri martellanti e reiterati (Pragmatic Children, TV Nerd) che rendono fluida ogni mossa, anche quella apparentemente più spigolosa. Non fa quindi meraviglia che in questo patchwork trovi spazio un pezzo strambo e geniale come Let’s Try to Clean My Board, un piacevole incidente tra i Devo e Super Mario. Riuscire a far funzionare un brano simile in questo contesto denota, oltre ad una grande maturità, anche una sana voglia di osare che qui fa senz’altro rima con “vittoria”.
Il furore creativo che si traduce in voglia di ballare non si esaurisce nemmeno dopo vari ascolti e ci restituisce una band carica di esperienze e intenzionata a creare un ponte tra generi e stili diversi. A far da struttura pensano le “parabole” del loro sound, tutte convergenti in un’unica direzione ma foriere di una tensione evolutiva sbalorditiva. Difficile dire se Parabolas rappresenti una svolta, ma senz’altro si colloca tra gli album più completi e significativi del 2016 nell’intero panorama alternative italiano.
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