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7.3

Seguito della seminale raccolta Acid: Can You Jack? recentemente ristampata e contenente alcuni classiconi house come Baby Wants To Ride (Frankie Knuckles featuring Jamie Principle), I’ve Lost Control (Sleezy D) e il primo pezzo acid in assoluto ovvero Acid Tracks di Phuture, Acid: Mysterons Invade The Jackin’ Zone intende ritornare sui luoghi del delitto, a Chicago, per ri-scoprire ulteriori angolazioni e innesti del mefitico suono spremuto dalla Roland 303 nei modi e nelle modalità del fermento house tra il 1984 e il 1995.

Se la prima puntata si era spinta fino alla metà dei Novanta, qui il cerchio si restringe da una parte al 1986, ovvero qualche mese prima che Ron Hardy, dj del mitico Music Box, sganciasse la bomba targata Phuture, e dall’altro capo al 1993, anno anch’esso cruciale per via della conclamata frantumazione in nicchie e sottonicchie del mercato elettronico innescato dalle rivoluzioni di Chicago, Detroit e New York.

Meno seminale del primo volume, corredato da un bel libretto per mano di Tim Lawrence (quello di Love Saves The Day, A History of American Dance Music Culture 1970 1979 e della biografia di Arthur Russell) e dalla prototipica presenza di iconici trip quali Acid TracksPhuture JacksThis Is Acid, Mysterons Invade The Jackin’ Zone è corredato da un fumetto fantascentifico per mano di Paolo Parisi che metaforicamente racconta l’invasione aliena del lisergico sound a Chi-town (ovvero la Windy City) per mano di fantomatici Mysteron alien sound lords, e racconta una storia fatta di alcuni classici – che più classici non si può – della house di Chicago con e senza acid (Can You Feel It, Washing Machine, No Way Back) con alcune proverbiali rare track.

Più che lo stereotipico sound che dà il nome alla compila (il bordone Slam di Phuture, le The Juice e Ecstacy di Mr Fingers, senza dimenticarci di una chicca come World Turns Around di Kool Ma Kool), a colpire sono take bislacche come Strenght Of Bass di Devotion, dove l’acid è ficcata nel HH ghetto e imbottita di squadre tech, gli hi hat sporchissimi, grezzissimi ma efficaci di Love Track infilati nel gorgo intestinale di 303 da parte di Acid Wash, ovvero Juan Lopez, resident nella città allo Smart Bar con Mark Farina a fine ’80, dj firmatario anche della stereotipica (e angolare) colata lavica a freddo sulla classica, scoppiettante, marcetta alla 909 dell’opener Hallucinate. E continuando di dettagli di culto è senz’altro nel giro experimental house, sviluppatosi in convergenze e autonomia rispetto al segmento acid, a cui bisogna prestare l’orecchio. Prendi il tocco di K-Alexi, ovvero Keith Alexi Shelby, nel trio Risque Rythum Team, con The Jackin’ Zone, la traccia da cui la compila prende ispirazione e (non a caso) dove radici funk via Prince – gli originali dei campanacci traghettati nei Duemila dalla DFA e un loop vocale filtrato – sono condotti per mano da uno spettrale fantasma sintetico (il presagio acid). Oppure il sermone I Believe di Black Man, A Black Man and Another Black Man, crescendo di leggera suspance e sexyblackness di quel DJ Farley Jackmaster Funk che è anche il The Housemaster Boyz della più nota – e qui presente – sci-fictioniana House Nation (che fa il paio con l’altra proto-idm take di Ricky Jones,The Choice Of A New Generation del 1987).

Da notare anche gli aspetti più artigianali – dell’uomo sulla macchina viva – delle produzioni della compila, in negativo, ad esempio, il volume e l’esecuzione sommaria della linea synth della I Can’t Understand di Pleasure Zone (tuttavia goveranta da un solidissimo funk groove), oppure, in totale positività, la 303 torturata da Mr Fingers nell’emblematica (fin dal titolo) Juice. Due facce di una medaglia del fabbricare musica da ballo in economia che, nei minimi termini, era in grado di ottenere i massimi risultati. Dove cioè i limiti tecnici diventano strumenti per raggiungere il fine più ambito, far ballare per un minutaggio infinito con una nota e mezzo (151 di Armando docet).

Come dar torto alla metafora Soul Jazz? L’acid, lungo quasi trent’anni di permanenza sul pianeta terra, è stato un vero e proprio virus alieno. Ha corrotto irrimedibilmente generazioni di producer in tutto il mondo. Senza di lui nessuna Summer Of Love, Madchester o idm music (da Warp a Planet Mu) sarebbe stata come la conosciamo. Senza contare che non avremmo avuto la serie Analord di AFX o tante produzioni firmate Luke Vibert, Last Step, Squarepusher, Daft Punk ecc. ecc.

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