Recensioni

6.2

Iperprolifici come al solito (solo questo mese hanno dischi in uscita per Alien8 e Important) ecco qui l’ennesima pietanza imbandita da Kawabata Makoto che torna con la sua congrega di freaks tecnoarcaici a stuzzicare le voglie più dilatate degli psych-addicted.

Interstellar Guru And Zero – nell’immaginario apocalittico del collettivo, il titolo sta per Ground Zero – consta come spesso accade di due pezzi monstre per un minutaggio a dir poco elefantiaco di un’ora: Astral Projection From Holy Shangrila si avviluppa per venti minuti buoni su una struttura circolare in cui all’intro a base di angeliche voci in loop e al finale in dissolvenza cosmico-tradizionalista (l’arpeggiare del sitar manipolato da Makoto) fa da contraltare la cacofonia chitarristica della parte centrale, vero e proprio trip nel rumore di chitarra che appare un po’ troppo fine a se stesso. La title track è più liquida e kosmische in senso etimologico, raddoppia il minutaggio del primo pezzo e lancia un drone fluttuante che è un viaggio totalizzante nelle distanze siderali dello spazio più profondo, capace di trascinare in egual misura verso alterazioni di coscienza o noia tremebonda.

Qualcuno online si è chiesto perché AMT non affittino un satellite così da diffondere la loro musica nell’etere 24/7; sarcasmo bloggistico a parte, si ha a volte l’impressione che tanta elefantiaca produzione non permetta di focalizzare bene ciò che si ha in mente finisca col sostituire alla creatività la ripetitività.

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