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Ettore Bianconi, vero perno attorno a cui gira il lato elettronico dei Baustelle, torna a farsi vedere in solitaria con il terzo lavoro Tetra, presentato in anteprima all’interno del festival romano Spring Attitude. Con l’alias :absent., il musicista propone nuovamente la passione per le sonorizzazioni, il sound design e la produzione – sua infatti la colonna sonora per il primo romanzo del fratello Francesco, Il Regno Animale (2011), oltre a remix per Jovanotti, Bugo, Egokid, ma anche la collaborazione con Vasco Brondi in Costellazioni – attraverso un’opera infarcita da numerosi risvolti e angolazioni, con un approccio dal sapore minimale eppure denso, ispirato e retto da una certa sinteticità che grida al reale e mai al sapore fastidioso della plastica e del preocostruito. Insomma, utilizzare le macchine nella maniera più umana possibile.

La componente cinematica è sempre il filo conduttore del tutto, espressa in ambientazioni sfumate e pastellate, tristi eppure dinamiche, senza addentrarsi mai in veri giochi di luce e facendo precipitare l’ascoltatore nell’oblio di paesaggi cari al Dario Argento più visionario (la title track). Le voci dei numerosi ospiti, inclusi i compagni di band Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, si espandono nella nebbia e si rivelano spesso volutamente stanche e affannate, tra frasi svagate pronunciate sotto voce o dilatate a fondo nel fulcro del concept generale del disco, incentrato sul ruolo delle “streghe moderne”, donne dalla personalità forte e contorta.

Su un tappeto elettronico dal piglio glitch, incalzante e attento a un certo savoir faire kosmische, ricorrono con continuità innesti orchestrali – archi e pianoforte vanno per la maggiore – e si mescolano in numerose progessioni e saliscendi anime dai diversi linguaggi, schizofreniche e trascinate da canti inquietanti (Bambini) ma anche rilassate e dai colori spenti e sbiaditi (The Diver). Il disco è purtroppo orfano di un vero momento topico, ma ogni situazione è calibrata col contagocce e Bianconi riesce a tenere ben saldo il controllo del giocattolo, senza essere risucchiato dalla bolgia del suo stesso caos.

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