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7.1

Gioia autentica dei cosiddetti crate diggers, un’etichetta come la True Soul. Nel senso che la piccola casa – con annessi negozio di dischi e studio di registrazione – fondata da Lee Anthony nel rurale Arkansas pare fatta apposta per fornire materiale raro per chi ama scandagliare chissà dove interessanti 45 giri di musica nera, e possibilmente campionarli. DJ Shadow infilava difatti una citazione del marchio nel collage interno del capitale Endtroducing, ma serviva una dozzina d’anni per questi due volumi (ognuno ricco di note e interviste, più un DVD con estratti da live televisivi) che spaziano nello smilzo ma variopinto catalogo di ruvido funk e curioso, vibrante soul casereccio, nell’ironia e capacità di appropriarsi degli stili tipica del decentramento di provincia.

Picaresca e all’insegna di una genuina passione la vicenda di Anthony e sintetizzando: troppo piccolo per raccogliere cotone nei campi, diventava insegnante di disegno e, pian piano, incrociava le strade con pezzi da novanta come Sam Philips, Al Bell e Willie Mitchell. A fine ’60 coronava il sogno di un equivalente locale della Stax tra mille difficoltà e a un certo momento rimettendoci quasi la vita. Nessuno dei nomi qui inclusi andrà lontano – se si eccettuano i Conspiracy, poi divenuti Gap Band – e nondimeno il godimento è assicurato dalle stranezze di York Wilborn’s Psychedelic Six, dal ruvido Thomas East, dal sorprendente Ren Smith. Giusto un paio di stiracchiati numeri disco si raccontano trascurabili laddove è gustosa l’operazione, caldamente consigliata a chi non vuole perdersi le pieghe più nascoste della black music d’epoca.

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