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6.9

Uno pseudo psicodramma futurista in tre atti chiosati  dal “giovane scrittore” Marco Mancassola, il cui torpido reading incornicia otto riletture di hit o quasi della dance più o meno intelligente da parte di altrettante realtà indipendenti del rock italiano. A parte la “nonna” Mexican Radio dei Wall Of Woodoo, che i Mojomatics estraggono dal reverendo scaffale del 1983 spolverandola con frenesia stradaiola, dominano gli anni novanta col loro definire e ridefinire i confini tra commerciale spinto e danzabilità ingegneristica, tra easy listening totalitario e rigurgiti seventies. Non poteva mancare ovviamente la Around The World dei Daft Punk, anche se i Tre Allegri Ragazzi Morti le riservano un meno ovvio trattamento a base di stolido spleen, mentre i cari Perturbazione aspergono di flemma e latinerie flessuose la gradevole The Beat Goes On (pezzo di The All Seeing I che a suo tempo stregò anche l’impagabile Howe Gelb…).

Il flirt tra tamarro e delicatessen concede altri duelli ipodermici interessanti, dall’esito niente affatto scontato: se finisce in pareggio la placida visionarietà che i Julie’s Haircut ricavano dagli Orb di A Huge Ever Growing… nel confronto con la squillante iperlatineria desertificata che i Numero 6 imbastiscono sulla ineffabile Too much of Heaven degli Eiffel 65, la suadente The Rhythm Of The Night firmata Corona e ravvivata Ex-Otago straccia tutto il resto, e nulla possono né i pur gradevoli cascami wave dei Canadians su Playground Love degli Air né l’agra electro-house che i Carnifull Trio riservano a Da Funkdei (ancora loro) Daft Punk.

Il difetto principale di questa intrigante compilation sta nel fatto che i quarantenni e dintorni iniziano a sentirsi ufficialmente vecchi, comunque troppo per provare nostalgie targate nineties. Sigh.

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