Recensioni

Nel 1995, il primo Help ebbe il merito di far conoscere l’operato della ONG britannica War Child, che da più di trent’anni fornisce aiuto e assistenza ai minori in zone di guerra. Se allora erano coinvolti Radiohead, Paul Weller, Paul McCartney, Blur, Suede e Oasis uniti sotto l’ombrello di Brian Eno, adesso tocca a James Ford il compito di chiamare a raccolta la crème de la crème per un nuovo album di beneficenza che, a partire dai nomi coinvolti, suona già imperdibile.
Registrato nel novembre 2025 agli Abbey Road Studios, HELP(2) mette insieme più di venti artisti, la maggior parte dei quali recentemente al lavoro con il nuovo re Mida della scena inglese: dagli immancabili protégé Arctic Monkeys ai Pulp, dai Depeche Mode agli English Teacher, passando per Black Country, New Road, Cameron Winter, Big Thief e molti altri.
Spiccano in particolare la stupenda Flags, che mette insieme tre generazioni unendo Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest, accanto alla rilettura elettrica da parte dei Fontaines D.C. di Black Boys On Mopeds, uno dei brani più politici di Sinéad O’Connor; se il contributo di Alex Turner & co, Opening Night, si assesta comodo sulle atmosfere notturne degli ultimi due album (e non è certo un male), la truppa di Jarvis Cocker sfoggia il suo lato più garage con Begging For Change in odore di Fall., mentre The Last Dinner Party offrono un campionario del loro arsenale nel cabaret glam-pop di Let’s Do It Again tra cambi di stile, tempo e teatralità camp.
Belle sorprese anche da Young Fathers, Wet Leg (l’acustica Obvious) e la sempre intensa Bat For Lashes, mentre la versione di The Book Of Love dei Magnetic Fields di Olivia Rodrigo si limita a fare il suo, ovvero annullare i confini residui tra indie e mainstream (e va benissimo così).
Una lunga carrellata di protagonisti noti e meno noti che, forte di alcuni episodi particolarmente riusciti, finisce per restituirci un’istantanea dell’ottimo stato del panorama alternative contemporaneo (curiosamente, senza farci sentire nostalgia del 1995 anzi instillandoci il bel dubbio che quasi quasi, oggi, la qualità di materiale e artisti è ancora più alta, in termini di varietà e originalità).
Il fatto che sia per la più nobile delle cause (ieri era la Bosnia; oggi i numerosi conflitti di un mondo impazzito) non può che aggiungere ulteriore valore a un’operazione di per sé perfettamente riuscita.
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