Recensioni

6.9

Dopo aver dato alle stampe il boxset 7g, il fondatore di Pc Music A.G. Cook annuncia il suo “secondo debut”, un album dedicato al pop e al songwriting ispirato, tra le altre cose, da Shania Twain (ovvero la cantante che tutti ricordano per Man! I Feel Like A Woman e relativo clip che rifà Robert Palmer coi ballerini maschi, ecc…). Il singolo che lo anticipa, Oh Yeah, va proprio in questa direzione e qualcosa tra un riff chitarristico degli Oasis e Man! I Feel Like A Woman dentro c’è per davvero, così come alla camp side del produttore è lasciata tastiera libera e spazio illimitato sull’hard disk. Tra un «look me in the eyes» e un «let me read your mind for the final time», Cook parla di sicurezza in se stesso ed escapismo, presentandosi con un volto disarmantemente teen pop: gli crediamo? Non starà mica prendendo in giro le radici country pop che legano la Twain a Taylor Swift? Una possibile risposta arriva nel pezzo successivo, «il cuore nero e industrial» del disco, Xxoples, un’aspra Red Bull (pardon QT) con dentro i 90s più tamarri, che il Nostro suona già in giro per il mondo dal 2016. Dentro ci troviamo hard trance, Miami bass, ma soprattutto un bel calco del Hudson Mohawke Hip Hop più radicale, personaggio che da qualche anno a questa parte rosica non poco per mancati pagamenti dal gotha Hip Hop e che, soprattutto, non ha mai goduto del meritato credito quando si parla di Pc Music.

Digressioni nostre e di Cook a parte, Apple è uno e trino: rappresenta sia il frutto del peccato originale, il pop, il simbolo dell’omonima multinazionale, ma anche (è verde non a caso) il logo dell’etichetta che fu dei Beatles. E qui torniamo alle canzoni e a queste chitarre da cameretta utilizzate in chiave particolare, ovvero riportate sulle tracce audio del PC dopo 30 anni di fm radio, da Madonna cowgirl alla – aridaje – Twain. Nel debut di Cook il pop fatto così, alla bisogna riprodotto da una VHS sdrucita, finisce per occupare 3/4 della scaletta: dalle scintillanti plettrate di chitarra di Beatiful Superstar (con ) alla ancor più rarefatta Haunted (che ricorda l’Oval acusticamente pop) e Lifeline, con quest’ultima a chiudere il disco come è iniziato, con l’idea della one man boy band e di una produzione che si posizionasse a metà tra il freedom da cameretta e lo slick dello studio professionale.

Sono 10 anni che Cook è sotto i riflettori e da circa la metà il suo nome è legato una popstar di fama mondiale come Charli XCX, di cui è direttore creativo, come dire, il suo sarto sonico, il personal shopper di idee musicali (vedi una The Darkness che avrebbe potuto trovar posto in Charli). Non è più un boy e la sua label non è più la prismatica alternativa pop all’interno di una seriosa nebulosa di produzioni HD, né il frutto più fresco sul mercato (avant) pop. Tra poco Pc Music farà molto anni ’10 e in questo senso 7g potrebbe venir ricordato come il White Album suo e della label, sempre per stare in tema Fab Four. Sensato dunque l’album che, con la scusa dell’autobiografismo, esplori inedite chiavi arrangiative e riproponga qualche fuori pista elettronico giù per i costoni 90s/oos a lui cari. Ci aspettavamo che un pezzo come Jumper (con ) ridisegnasse le scritte in faccia ai trapper sulle sagome dei Sunny Day Real Estate ma non che a livello di scrittura risultasse il più compiuto e convincente; meno quell’altro bel calco, questa volta dall’OPN di Age Of, Animals, che a parte l’immancabile chitarra pare un plagio.

Cook più che eerie è uno weird, anzi nel suo caso la trinità si completa con una bella pennellata di camp. The Weird, The Camp and The Eerie. Quanto di tutto questo riuscite a tradurre in serotonina equivale al genio domiciliato in questo pop che da laboratorista si vuole autoriale, ma che rimane tra colori che son sospesi. Noi l’avremmo voluto anche più autoironico, scoperto, disarmato, come il singolo Oh Yeah sembrava premettere.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette