Recensioni

7.4

L’uscita di questo nuovo 12” pollici, targato Jealous God ci permette di fare il punto della situazione sulle pubblicazioni di questa prestigiosa piccola label, nata nel 2013 grazie a Karl O’Connor (Regis), Juan Mendez (Silent Servant) e James Ruskin. Con solo sei EP in uscita, Jealous God si è imposta come una realtà di punta dell’attuale rinascimento minimal techno industrial di stampo analogico, grazie alla profonda cura riservata alle sue realizzazioni. Oltre a pubblicare i lavori di Mendez e Ruskin, l’etichetta statunitense ci ha già consegnato perle come l’esordio di Broken English Club e di un nome storico e pionieristico della musica elettronica come In Aeternam Vale. Ogni uscita, ovviamente in tiratura limitata, è stata accompagnata da postcard e da un CD mix in cui, accanto ad artisti del passato appartenenti a vari stili della musica elettronica post industriale, trovano spazio anche nuove leve, il sangue nuovo che oggi è tornato copiosamente a scorrere attraverso l’elettricità di sintetizzatori analogici e classiche drum machine.

Il vinile, uscito il 13 marzo 2015, è un 12 pollici in edizione limitata realizzato con tre brani di 51717 e due di Silent Servant. Il lavoro contiene, come le precedenti uscite dell’etichetta, anche un interessante CD Mix realizzato da Nihar Bahatt e Jason Polastri. Al suo interno si possono trovare brani che spaziano da nomi storici dell’industrial (Cabarte Voltaire, Esplendor Geométrico), della prima IDM (Autechre) e dell’EBM (Suicide Commando), sino ad artisti emersi di recente come, ad esempio, gli svedesi Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet. Da certe suggestioni che legano assieme passato, presente e futuro della musica elettronica, è possibile gustare appieno un lavoro che mostra un possibile volto del neo-industrial del 2015: quello più minimale ed etereo, che riesce a tenere assieme suggestioni alla Coil e cupe derive ambient techno.

Apre le danze (si fa per dire) 51717, pseudonimo dietro cui si cela Lili Schulder, artista residente a New York. Come 51717, Schulder ha realizzato nel 2012 una cassetta di abstract techno per Opal Tapes, dal titolo 0VUL. In coppia con Marquis Cooper, sotto la sigla Shadowlust, ha dato alle stampe un doppio LP di etereo techno industrial, Trust In Pain, uscito per la celebre label newyorkese L.I.E.S., contente anche un brano dedicato al musicista futurista Luigi Russolo (Russulo’s Dream). In questo lavoro per Jealous God, la Schulder sceglie una via ancora più fantasmatica, sciogliendo le sue paranoie in un bicchiere di acqua nera e rallentando ancor di più la battuta.

Con The Glove ci troviamo a galleggiare tra i sospiri di Lili Schulder, con bordate sintetiche e sensuali che fanno il loro ingresso in un’atmosfera tesa e sospesa, mentre in Porsche possiamo sentire una strisciante paranoia elettrificata che si fa strada, ricordando anche un po’ i Coil di Musick To Play In The Dark. Il brano Regard sintetizza efficacemente il tutto proponendo atmosfere ambigue alla November Növelet (la label tedesca Galakthorrö docet). Possiamo sentire la voce di Lili che ci sussurra all’orecchio “I can feel what you are, how you are; your soul… in me, in my dreams, when I am awake”.

I due lavori di Mendez ci portano in territori pre-techno che ricordano i primi Cabaret Voltaire, con una voce distorta e disarticolata che si fa strada tra i sintetizzatori in Time In Body, prima di lasciare spazio ad un brano/memento mori come Severed Union: elegia funebre post-TG in cui, alla fine, sentiamo il battito spegnersi lentamente. L’immagine che viene alla mente è quella del metronomo con la falce rappresentato sulla postcard che accompagna questo più che discreto lavoro. Jealous God è sicuramente un’etichetta che si muove con lo spirito e lo stile (anche grafico) giusto, e sarà una realtà da tener d’occhio nel prossimo futuro.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette