Album
Mixes Of A Lost World
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Edoardo Bridda
- 13 Giugno 2025
I fan dei The Cure attendevano con impazienza novità sul nuovo album promesso da Robert Smith entro l’estate, ma per quello servirà ancora pazienza. Nel frattempo, esce Mixes of a Lost World, una raccolta di remix benefica che reinterpreta l’ultimo Songs of a Lost World (2024), il grande ritorno della band. Il progetto coinvolge 24 artisti di spicco, da Four Tet a Paul Oakenfold, dagli Orbital a Mura Masa, passando per Chino Moreno, Mogwai e Trentemøller, offrendo una rilettura coraggiosa e variegata dell’album originale.
Disponibile in digitale, doppio vinile (con 16 remix) e deluxe in triplo CD con otto tracce aggiuntive, Mixes of a Lost World si propone come un’esperienza sonora che si distanzia dalle atmosfere a cui i Cure ci hanno abituati, per avventurarsi in territori elettronici, dance e ambient. La scelta di devolvere i diritti d’autore a War Child aggiunge un valore morale a un’operazione che, con i suoi momenti di fascino, presenta una qualità generalmente buona.
Tra i remix più riusciti spicca l’interpretazione “cinematica” di Paul Oakenfold su I Can Never Say Goodbye, che trasforma il pezzo in un’epopea elettro-sinfonica, capace di mantenere l’intensità emotiva dell’originale pur contaminandolo con un’eleganza da colonna sonora. Più radicali e cibernetici gli Orbital con Endsong, che imbastiscono un morbido tappeto sonoro tra slanci trance e rinforzi shoegaze elettronici senza calcare troppo la mano. Valido anche l’approccio reznoriano di Daniel Avery alla sensuale e sincopata versione di Drone:Nodrone.
Il remix di Four Tet di Alone – già svelato dallo stesso producer in un dj set – è una perfetta sintesi del suo stile, con la tipica scansione ritmica minimale, ariosa e colorata, accompagnata dalla linea melodica originale, una traduzione house, semplice ma efficace, del brano per i festival estivi. Anche Mura Masa offre una versione panoramico-cinematica di All I Ever Am, salvo poi stringerla tra le mura di un club altezza Trainspotting e dunque Underworld (che peccato manchino all’appello).
Non mancano declinazioni baleariche, come il rework di Shanti Celeste, sempre su Alone, tra loop fantasmatici e basso funk, o post-industrial, come quello di Chino Moreno su Warsong, dove il cantante dei Deftones libera fantasmi e incubi sottopelle. Mogwai, 65daysofstatic e i nostrani JOYCUT, noti per le loro sonorità post-rock, aggiungono una dimensione atmosferica, rycooderiana oppure granulare e impressionistica, trasformando i brani in paesaggi sonori ampi e riflessivi.
Mixes of a Lost World non è solo un remix album: è un’esperienza collettiva e immersiva che celebra la trasversalità dei Cure, esplorando diverse traiettorie tra rock e musica elettronica contemporanea, con il valore aggiunto di una causa benefica.
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