Nuovo plenilunio, nuovo brano per Peter Gabriel. Prosegue così la strategica e ormai celebre pianificazione lunare che accompagna la release del prossimo o\i. Dopo Been Undone, Put the Bucket Down, What Lies Ahead, Till Your Mind Is Shining, A Hard Lesson, I Belong To The Sky, e One by One, questa volta è il turno di Looking for the Happy, traccia di otto minuti condivisa nel consueto Bright Side Mix (il Dark Side Mix del brano arriverà invece con la prossima luna nuova).
La genesi del pezzo parte da un paradosso creativo per l’ex Genesis, storicamente più a suo agio con le sfumature della malinconia e stavolta chiamato a confrontarsi con qualcosa di più solare: “Ho sempre trovato molto più facile scrivere canzoni tristi che canzoni felici e ho pensato: bene, questa volta voglio mettermi alla prova”.
Nessun pop da classifica, però, anche se il brano poggia su un groove trascinante dalle radici latine che Gabriel definisce imprescindibile: “Il groove è sempre stato importantissimo per me: se non lo sento nel corpo, tutto diventa molto più difficile. Qui ha notevolmente contribuito alla realizzazione del brano”.
Nel testo Gabriel parla di connessione con la natura, un testo che punta alla gratitudine e alla celebrazione del presente: dai dialoghi con il mondo animale al tentativo di arginare il lamento quotidiano: “Aprirsi a ciò che c’è di buono, mentre siamo impegnati a lamentarci di ciò che c’è di negativo”.
Come da copione per tutti i brani del progetto o\i, il lato visivo del singolo è legato a un’opera d’arte contemporanea. Per Looking for the Happy la scelta è stavolta caduta su Closed Circuit II di Tishan Hsu, opera del 1986 dipinta con tecniche tradizionali. Il quadro colpisce per un bizzarro cortocircuito temporale, in quanto la forma ricorda il primo storico logo di Instagram. “È stata realizzata molto tempo prima. Contiene riferimenti al volto, ma allo stesso tempo è vuota e piena di emozione. Nel modo in cui la canzone cerca di esplorare la coscienza, la tecnologia e la natura, credo che Tishan faccia qualcosa di simile”.
Peter Gabriel è rimasto affascinato dallo stile dell’artista, capace di evocare Klee o Miró nella sua semplicità. “È fantastico quando scopri che qualcosa che istintivamente ti sembrava giusto ha anche tutte queste altre connessioni, che aiutano a far sentire la musica e l’arte come parti di un unico insieme. In un certo senso, stiamo tutti cercando di sbucciare la stessa arancia e di arrivare allo stesso frutto”.
Su SA, nel frattempo, potete leggere la recensione del precedente album di Gabriel, i/o, a cura di Andrea Soncini.