Dopo Won’t Stand Down, arriva il nuovo singolo estratto dal progetto o/i, seguito ideale dell’album che ha segnato il ritorno discografico di Peter Gabriel a distanza di numerosi anni dal precedente lavoro in studio.
Il brano, intitolato A Hard Lesson, esce nella versione Bright-Side Mix realizzata da Mark “Spike” Stent, mentre la produzione è firmata dallo stesso Gabriel insieme a Mike Elizondo. La pubblicazione è avvenuta in concomitanza in occasione della seconda luna piena del mese, la cosiddetta Luna blu.
Nel racconto dell’artista, il pezzo è il più antico dell’intero progetto, con una genesi che risale tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, durante un soggiorno in Senegal. In quel periodo Gabriel si avvicina alle musiche locali e alle loro strutture poliritmiche, in particolare all’intreccio tra tre e quattro tempi, che diventa il nucleo originario della composizione.

“È un pezzo strano, particolare e lungo, ma è anche un viaggio”, spiega Peter Gabriel, descrivendo il brano come una riflessione sul tentativo di trovare il proprio posto nel mondo e sul processo di adattamento personale e artistico. Il riferimento al vecchio R&B e alla musica folk contribuisce a definire un’ulteriore stratificazione sonora.
La lunga gestazione del brano ha portato a un accumulo di contributi nel corso dei decenni. Tony Berg ha aggiunto parti di chitarra, David Rhodes ha lavorato in diverse fasi del processo creativo, mentre Richard Evans ha realizzato una versione più industriale da cui sono stati recuperati alcuni elementi.
Tra le soluzioni timbriche, un campione di clavicembalo processato al synth definisce la matrice folk del ritornello, successivamente arricchito da strumenti organici come il mandolino. Alla produzione, Mike Elizondo contribuisce anche al basso, mentre Abe Rounds aggiunge una componente ritmica fluida e dinamica.
La copertina del singolo utilizza fotogrammi tratti da un film di Francis Alÿs, artista belga residente a Città del Messico. Il riferimento è a Cuentos Patrióticos, opera legata a un episodio del 1968 in cui una forma di protesta silenziosa trasformò un raduno politico in un gesto corale di dissenso, attraverso versi emessi come risposta alle pressioni governative.