Dopo aver espresso in passato forti critiche verso l’intelligenza artificiale, Nick Cave ha scelto di utilizzarla per celebrare il 40° anniversario di Tupelo, celebre brano del 1985 dei Bad Seeds. Il videoclip, diretto dal regista Andrew Dominik — storico collaboratore di Cave — sfrutta la tecnologia per animare fotografie d’archivio di Elvis Presley.
Riguardo all’uso dell’AI nella composizione musicale, Cave aveva definito questa tecnologia «inquietante oltre ogni immaginazione», accusandola di umiliare l’arte. Aveva inoltre bollanto come «spazzatura» e «grottesca parodia dell’essere umano» gli esperimenti di alcuni fan che gli avevano inviato testi generati da ChatGPT nel suo stile.
Tuttavia, qualcosa sembra essere cambiato. In una nuova lettera pubblicata sul suo blog The Red Hand Files, Cave ha raccontato di essere stato inizialmente scettico riguardo all’uso dell’intelligenza artificiale nel video, ideato e montato da Dominik senza il suo diretto coinvolgimento. «Andrew mi ha detto: “Sospendi i tuoi fottuti pregiudizi e guarda”», scrive Cave. E così ha fatto.
Il video ha avuto un impatto profondo sul musicista: “L’ho trovato un’interpretazione straordinariamente profonda della canzone – commovente, ricca di mito e un tributo toccante sia a Elvis Presley che al brano stesso”. Le immagini animate del Re del Rock and Roll hanno, secondo Cave, una qualità inquietante, simile a una resurrezione, culminando in sequenze scioccanti e profondamente toccanti.
“Guardando il film surreale di Andrew, ho sentito che la mia opinione sull’AI come strumento artistico si stava ammorbidendo. In una certa misura, ho cambiato idea”, ha ammesso.
L’attività su Red Hand Files
La riflessione arriva in un momento di intensa esposizione mediatica per Nick Cave che, accompagnato da Colin Greenwood, ha appena concluso la leg italiana del tour europeo. Negli ultimi tempi ha fatto parlare di sé per le lettere inviate in risposta ai fan: riflessioni sul dolore per la perdita del figlio Arthur, avvenuta dieci anni fa, sul rituale che esegue prima di ogni concerto, sull’assenza di Dio e sul potere salvifico della musica. E ancora sulla questione israelo-palestinese, sui miti fallibili e sull’autenticità. Ha inoltre stilato la sua desert island playlist, rivelato la canzone che vorrebbe al proprio funerale, fatto parziale marcia indietro nelle critiche ai Red Hot Chili Peppers, confermato il suo amore per I Am A God di Kanye West e raccontato un aneddoto su Nick Cage.
Su SA l’approfondimento di carriera a lui dedicato è di Tommaso Iannini che ha inoltre scritto le recensioni di The Good Son, Wild God, From Her To Eternity e altre ancora