Nick Cave
Nick Cave live al Rock en Seine, foto di Alice Blandini (2022)

Nick Cave critico nei confronti di ChatGPT e AI songwriting

Il Bad Seed si è espresso criticamente nei confronti delle attuali tecnologie che imitano il linguaggio e la creatività umani

ChatGPT, banalmente “un chatbot basato su intelligenza artificiale” che a partire dal suo lancio lo scorso novembre ha promesso un livello di conversazione e creatività al pari di un umano, e la scrittura di canzoni sempre affidata a sofisticati modelli di machine learning, sono due possibilità concrete offerte oggi dal mondo dei software informatici. Anzi, il primo sarebbe onnisciente e perciò in grado di scrivere canzoni.

Sul tema è intervenuto Nick Cave dal suo blog The Red Hand Files, che risponde a coloro che gli hanno inviato in questo periodo dei testi scritti «alla maniera di Nick Cave» ma fatti appunto con ChatGPT. La sua risposta è stata netta.

…Non mi entusiasma affatto questa tecnologia. Capisco che ChatGPT sia nella sua fase embrionale, ma questo potrebbe essere il prodromo di una distopia AI. Le mie canzoni vengono dal dolore e, per quanto ne so, gli algoritmi non provano sentimenti. I dati dei computer non soffrono. ChatGPT non ha la capacità di condividere un’esperienza trascendente… …il suo destino è quello di imitare senza mai riuscire vivere un’autentica esperienza umana
Nick Cave

Di recente Nick Cave si è espresso sul nuovo album dei Bad Seeds, affermando di averlo già iniziato a scrivere alle 9 di mattina del primo dell’anno. Lo scorso anno, mentre Bob Dylan in persona lo indicava tra i suoi musicisti preferiti, Re Inchiostro ha espresso lui stesso qualche preferenza sulla creatività altrui indicando in Blonde di Andrew Dominik il suo film preferito di sempre. Parere disinteressato? Non completamente, dato che lui e Warren Ellis ne hanno composto la colonna sonora.

Sempre nel 2022, il frontman ha fatto ritorno sui palchi italiani: a Taranto ha esortato il pubblico (e se stesso) a respirare, a Verona c’era una buca, o come la chiama lui un “fucking hole”, a separarlo da esso. In comune tra le due esibizioni c’era comunque l’energia e la magia di un uomo che non conosce barriere tra sé e la propria arte, come tra sé e i propri pensieri.

Lo scorso anno è inoltre uscito nei cinema This Much I Know To Be True, il documentario sempre di Dominik dedicato alla partnership artistica tra Nick Cave e Warren Ellis. La recensione su queste pagine è di Flavio Zaurino, mentre per quella relativa all’ultimo album della coppia, Carnage, la firma è di Tommaso Iannini, che ha inoltre curato un approfondimento di carriera dedicato all’artista australiano. Per quanto riguarda il blog di Cave, una delle lettere più significative ha riguardato “La libertà di parola come espressione della nostra unicità”.

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