Le posizioni in campo sono note da anni, tanto che l’ultimo scambio tra Nick Cave e Roger Waters sulla questione israeliana — se sia giusto o meno suonare nel Paese — è solo un’appendice a discorsi già affrontati da entrambi in più di un’occasione.
Per l’ex Pink Floyd e per gli aderenti al BDS, la questione, ribadita sulle colonne dell’Independent, ‘non è complicata’: esibirsi equivale ad avallare ’75 anni di occupazione sionista israeliana’. Per l’autore di Wild God, che ha suonato a Tel Aviv nel recente passato, la musica non dovrebbe essere censurata né trasformata in ‘un premio per qualcuno o uno strumento per punire le persone’.
Cave è convinto che boicottare culturalmente Israele — da lui definita ‘una vera e vibrante democrazia‘ — sia ‘vergognoso e codardo’. Esibirsi nel Paese, specifica, non rappresenta un ‘tacito supporto alle sue politiche governative’ ma un modo per connettersi con i fan. Un pensiero ribadito in questi giorni nel podcast Reason, in cui fa il nome di Waters, definendo il suo supporto al BDS ‘imbarazzante’ e ‘profondamente dannoso’.
Ecco la mia risposta al tipo australiano. A Nick “Fucking” Cave. Madre e padre palestinesi trasportano i resti del proprio figlio in un sacchetto di plastica. Si ferma sul ciglio della strada per approntare un messaggio tra le macerie. Nick, ecco il messaggio. ‘Gentile Nick Cave, noi, popolo indigeno della Palestina, in questa agonia, ti imploriamo, per favore, non attraversare la linea di picchetto del BDS per cantare per il tuo tornaconto in Israele. Non è complicato, Nick. Non è complicato. Quel gesto – cantare per il tuo tornaconto in Israele – serve a coprire 75 anni di occupazione sionista israeliana, furto di terre, apartheid e genocidio del nostro popolo, Nick. Per favore, per favore, segui l’esempio di Roger Waters e Brian Eno e di molte, molte migliaia di altri che sono attivi nel movimento BDS. Nick, presta attenzione
Roger Waters
La mia musica non è pensata per essere un premio per qualcuno per il suo comportamento, così come non faccio musica per punire le persone. La mia musica non ha condizioni. Vale per tutti, a prescindere dalle loro azioni, buone o cattive che siano. Spero che la mia musica abbia la capacità di indirizzare il mondo in modo giusto. Dico mia musica perché penso che a ogni musicista debba essere concesso il rispetto per essere giunto alla comprensione di quale sia l’esatto scopo della sua arte. Io faccio musica perché spero che le cose migliorino. E poi non vedo l’ora di tornare a camminare di nuovo sul palco di fronte a un pubblico reale, che sia in Israele, in Nuova Zelanda, o in qualsiasi altro posto. Sarebbe un privilegio enorme
Nick Cave, 2020
Nel 2018, Roger Waters e Brian Eno sono stati tra le figure di spicco che hanno sostenuto il boicottaggio dell’Eurovision Song Contest, tenutosi quell’anno a Tel Aviv, ribadendo il loro supporto al movimento.
Durante l’estate, musicisti e band hanno boicottato alcuni festival per i loro legami con Israele. Quattro band si sono ritirate dal Download 2024 a causa della sponsorizzazione di Barclays e dei legami della banca con Israele, scelta che Cave ha indirettamente criticato in una lettera pubblicata sul suo blog The Red Hand Files.
Per il BDS qualsiasi rapporto di tipo commerciale, economico o culturale con Israele significa farsi strumentalizzare, contribuendo a rendere credibile la facciata democratica e multiculturale del Paese.