Matt Elliott
Matt Elliott, Gloam Sessions, foto di Anna Squicciarini (2025)

Gloam Session. Matt Elliott al crepuscolo tra ombre e lamenti apolidi

Nel nono episodio del format ideato da Antonio Stea, il primo in collaborazione con SENTIREASCOLTARE, Matt Elliott esegue “Dust Flesh and Bones” al calare del sole, senza amplificazione né artifici.

Gloam Session è un format di live session musicali prodotto dal collettivo Stand Alone Complex, nato da un’idea video di Antonio Stea. Si tratta della registrazione audiovisiva di una performance dal vivo immersa nella natura, al crepuscolo, quando il sole è appena calato e compaiono gli ultimi, imprevedibili colori del cielo. In quel momento di rapido cambiamento, l’uomo si trasforma in ombra e lo spirito dell’artista si fa visibile a occhio nudo.

In ogni episodio, un musicista differente si esibisce in acustico o con strumenti a batteria, senza amplificazione. Il paesaggio sonoro si fa minimale e dettagliato: ogni passo ha il suo peso, ogni sagoma umana è sospesa tra l’inizio del buio e il verso degli animali notturni. L’audio, in presa diretta, è registrato da Gianvito Novielli.

Nessuna luce artificiale: solo quella del cielo guida l’intero processo. La natura è l’unica scenografia possibile, lo stato d’animo degli artisti e del regista ne asseconda le sfumature. Le riprese durano quanto il crepuscolo, quindici o venti minuti al massimo, e sono la luce e i suoi cambiamenti a dettare ritmo, tensione, emozione. Si cattura così un momento irripetibile, ogni volta diverso, con le sue naturali imperfezioni.

Ospite del nono episodio – il primo in esclusiva per SENTIREASCOLTAREè Matt Elliott, il cantautore più solitario, oscuro e intimista del nostro secolo.

Tutta la follia e l’alienazione del mondo contemporaneo sembrano riflettersi nella poetica malinconica e rassegnata dell’autore britannico, il cui capolavoro Drinking Songsrecensito su queste pagine da Antonello Comunale – ha riscritto i confini del folk.

Per Gloam Session, Elliott ha eseguito la struggente Dust Flesh and Bones, tratta da The Broken Man (Ici d’ailleurs, 2012): un brano che, come tutta la sua produzione, sfugge a ogni classificazione di genere.

Il suo sad folk non si riconduce a una scuola o a uno stile, ma piuttosto a una tradizione antica: quella del canto di denuncia e di lamentazione che attraversa continenti e secoli. Dai canti rebetici greci al fado portoghese, dal delta blues alle fanfare balcaniche, dalla malinconia yiddish alla saudade capoverdiana: nella musica di Matt Elliott si sente tutto, il canto di una persona sradicata, di un apolide, di un essere fuori dal mondo.

Tracklist

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