Si sa, le tensioni tra i membri dei Police non si sono mai placate. I dissidi interni al gruppo, in particolare negli ultimi due album in studio, sono materia ben documentata e così le amare considerazioni ex post di Sting riguardo alla reunion degli anni 2000. Il frontman, nel 2022, ha venduto i diritti sulle canzoni del proprio catalogo musicale a Universal Music Publishing Group, includendo sia le composizioni da solista sia quelle scritte con la band, ora gli ex compagni Andy Summers e Stewart Copeland gli fanno causa per presunti mancati pagamenti sulle royalties dei brani incisi tra il 1977 e il 1984, da Roxanne a Every Breath You Take, leggiamo sul sito della BBC.
Il contenzioso, aperto all’Alta Corte, ruota attorno a un presunto “accordo orale” del 1977, poi formalizzato in contratti scritti, secondo cui i membri della band avrebbero dovuto condividere una percentuale dei proventi derivanti dalle canzoni incise assieme, una sorta di arrangers’ fee pari al 15%. Sting respinge ogni pretesa avanzata dagli ex compagni che i suoi avvocati hanno definito “illegittima”.
Le dispute si concentrano ora su quali categorie di royalties spettino a Summers e Copeland: performance royalties, legate a radio, concerti e streaming, oppure anche le mechanical royalties, legate a CD, vinili e streaming on demand. Gli ex compagni sostengono di avere diritto a entrambe; Sting replica che l’accordo coprirebbe solo le mechanical. La controversia riguarda anche l’interpretazione dell’ultimo contratto del 2016, che, secondo l’avvocato di Sting, avrebbe escluso qualsiasi pretesa storica o futura, ma che Summers e Copeland contestano.
Gli ex Police stimano il loro danno in circa £1,5 milioni, mentre la controparte sostiene che potrebbero addirittura dover restituire somme già ricevute.
Su SA, a proposito di tensioni e session discografiche della band, potete ripassare le recensioni di Ghost In The Machine e Synchronicity.