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7.3

Correva l’anno 1980 e i Police avevano appena terminato il tour mondiale di Regatta De Blanc, arrivando al culmine di un successo accumulato in poco più di due anni. La responsabilità di continuare a comporre con la medesima vena creativa, sommata alle pressioni della casa discografica A&M (che si aspettava un album primo in classifica), ha dato vita a Zenyatta Mondatta. Bistrattato dalla critica, bollato dai fan della prim’ora come “troppo commerciale”, il terzo album di Sting, Copeland e Summers grida vendetta per un ruolo più importante nella storia della band. L’essenzialità del punk, le ritmiche in levare proprie del reggae e l’espressività facilona del pop trovano, per la prima volta in questo disco, un minimo comune denominatore che li aiuta a fondersi in un tutt’uno.

Si perfeziona quello stile regatta (nomignolo inventato dalla band stessa per indicare una sorta di reggae bianco imbevuto di punk) che non aveva quasi mai trovato, nei primi due album, la perfetta coesione dei suoi elementi costitutivi. A parte De Do Do Do De Da Da Da, canzoncina sempliciotta da successo estivo, il resto dell’album si dimostra degno successore di quel capolavoro di freschezza che è Regatta De Blanc.

La scrittura di Sting si fa più politica e personale allo stesso tempo, dividendosi tra critica al mondo contemporaneo (Driven To Tears, When The World Is Running Down..) e riferimenti alla sua vita (la passata esperienza di insegnante in Don’t Stand So Close To Me).

Sul versante musicale Stewart Copeland continua a strabiliare con il suo drumming secco, rapido e fantasioso, Andy Summers si affeziona al flanger, mentre il basso gioca di sponda tra il funky, il reggae e il dub. Se Canary In A Coalmine e Man In A Suitcase sono gli episodi più piacevolmente leggeri, con il loro andamento quasi ska e i ritornelli orecchiabili, Shadows In The Rain è sicuramente il brano dell’album in cui i Police osano di più: una base ritmica dub, un bicordo di pianoforte ripetuto all’infinito e fraseggi di chitarra scomposti ad accompagnare la voce, lontana e attutita.

Sia per la ricerca di “spazi” compositivi, sia per una più equa ripartizione dei diritti d’autore (ora che la band è diventata un’impresa), anche Copeland e Summers firmano qualcosina. Ne vengono fuori tre perle che non hanno nulla da invidiare al resto dei brani. Bombs Away e la strumentale The Other Way Of Stopping risaltano il batterismo virtuoso di Copeland, mentre il chitarrista compone la particolare Behind My Camel, un brano molto lontano dallo stile-Police: la melodia della chitarra (che utilizza scale arabeggianti) guida una musica lenta ed ipnotica, in cui i tappeti sonori delle tastiere completano l’atmosfera.

“Mi piace definire Zenyatta Mondatta come il nostro album commerciale”. Se è Stewart Copeland a dirlo non possiamo che credergli. Zenyatta Mondatta è un disco commerciale perchè è stato inciso per esigenze di contratto, ma ciò non implica che sia un disco inferiore agli altri. Il posto centrale che occupa nella discografia e nella carriera della band (terzo album di cinque, inciso a due anni di distanza dall’esordio e a tre dallo scioglimento) non è casuale, al di là dei numeri.

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