Dave Krusen. “In Black c’è magia”, il batterista di “Ten” racconta il suo tempo nei Pearl Jam

Il primo batterista dei Pearl Jam ripercorre in un’intervista la sua carriera: dagli inizi in Washington alla stagione di “Ten”, fino al riconoscimento nel 2017

Il 2025 si sta rivelando un anno di grande turbolenza per i batteristi delle rock band storiche: abbandoni, licenziamenti, sostituzioni e passaggi da una formazione all’altra stanno ridisegnando gli equilibri. Dopo l’addio di Matt Cameron ai Pearl Jam e i commenti a caldo di Dave Abbruzzese, a tornare a farsi vivo è un altro ex della band di Seattle: Dave Krusen, primo batterista della formazione e musicista che ha inciso il debutto Ten (1991). Ospite di Slowhands Rock Talk Show, Krusen ha ripercorso le tappe fondamentali della propria carriera, dall’infanzia a Gig Harbor fino all’esperienza con Eddie Vedder e soci.

Spinto da una passione precoce per la musica (tra i suoi ascolti formativi Led Zeppelin, Deep Purple e Aerosmith), Krusen cita nei Police la prima vera folgorazione: «Non so nemmeno dire perché mi colpirono così… forse per quelle incredibili parti di batteria, ma anche perché erano solo in tre e facevano cose che nessuno faceva, mescolando reggae e punk». A completare la sua iniziazione fu il primo concerto visto dal vivo, i Foreigner a Seattle la notte di Capodanno del 1979: «Puoi avere l’impianto stereo migliore del mondo, ma non sarà mai la stessa cosa di quando senti la grancassa che ti prende in pieno petto».

L’entrata nella band, Ten, la carriera dopo il debutto

Il punto di svolta arrivò nel 1990, quando venne messo in contatto con Jeff Ament, entrando in sala prove con Stone Gossard e Mike McCready. Pochi giorni dopo arrivò Vedder: «Non sapevo nemmeno che ci fosse un cantante. Quando ha iniziato a cantare ho pensato: “Oh my God!”. Pazzesco». Dalle registrazioni quasi interamente live di Ten («Eddie non si limitava a cantare su una traccia di riferimento: metteva l’anima in ogni take») a quella che definisce la sua preferita, Black («in quella registrazione c’è magia, una cosa irripetibile»), l’esperienza fu breve ma cruciale.

Dietro al successo, però, emersero tensioni, pressioni e problemi personali. «Non ero concentrato come il resto della band. Feste, zero disciplina… e alla fine ho pagato il prezzo» ha ammesso Krusen, che poco dopo l’uscita dell’album lasciò il gruppo per affrontare un percorso di riabilitazione, mentre Ten diventava un successo mondiale.

Negli anni ha suonato con Candlebox, Hovercraft e Unified Theory, fino al ritorno con i Pearl Jam in occasione dell’ingresso della band nella Rock & Roll Hall of Fame (2017). «È stato come dire: tutto quello che ho fatto in realtà aveva un senso» ha commentato, ricordando anche le parole di Ament: «Il motivo per cui ti abbiamo voluto è che non hai mollato: hai continuato a fare musica».

Quest’anno i Pearl Jam hanno pubblicato un EP di quattro tracce, intitolato semplicemente The Last of Us EP, che raccoglie i brani della band di Seattle utilizzati nella serie. Su SA la recensione di Ten è di Stefano Solventi.

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