Tra dei Måneskin che firmano contratti con Pepsi, Achille Lauro con Amazon e Gucci, e Fedez, ancora con Amazon (di cui è “ambasciatore”) e con i suoi finanziatori, il mainstream pop italiano gioca a carte scoperte una partita che vede al tavolo le più potenti multinazionali sulla terra. Un gioco talmente manifesto che nel comunicato stampa che accompagnava il videoclip di Mille si faceva aperta menzione a una partnership dei protagonisti – Fedez, Lauro e Orietta Berti – con Coca-Cola. Marchio che aveva scelto proprio il clip per presentare, in anteprima assoluta, il nuovo design della linea Zero Zuccheri come parte di una nuova campagna di comunicazione.
Chi ha visto il video non può non averlo notato, la bevanda ma anche la sua immagine coordinata appaiono ogni volta che Berti intona il ritornello che, a sua volta, in una strofa contiene proprio un riferimento testuale proprio a Coca Cola («Labbra rosso Coca-Cola / Dimmi un segreto all’orecchio stasera / Hai risolto un bel problema, e va bene così»). Ora Codacons, che con il rapper milanese ha un contenzioso ormai consolidato, chiede all’Antitrust di interromperne la diffusione sia via web che in TV e non solo, visto che a venir richiesto è anche il blocco della canzone in radio, e questo finché non verrà chiaramente indicato che il marchio è stato inserito appositamente a fini commerciali.
Che le nostre popstar e rispettivi team siano stati così ingenui da non cautelarsi contro un’azione del genere? Certo che no, nelle note allegate al videoclip su YouTube si legge chiaramente «Il filmato contiene marchi e prodotti per fini commerciali. Product Placement: Coca-Cola», ma Codacons non ci sta: una nota a piè pagina non informa correttamente i consumatori che aprendo il video non hanno nessuna chiara indicazione sulla presenza di una pubblicità a fini commerciali. Secondo l’associazione è proprio l’Antitrust ad averlo disposto, ovvero, in questi casi è necessario che vi sia un messaggio in sovrimpressione all’inizio del clip, qualcosa che renda palese lo scopo della sua presenza, pena, in caso di inottemperanza, una multa che va da 10mila a 5 milioni di euro.
Dopo aver tempestato i suoi follower di messaggi pubblicitari attraverso la sua pagina Instagram, essere salito sul palco del primo maggio promuovendo il marchio Nike e aver abbracciato la causa del Ddl Zan in concomitanza con il lancio della sua linea di smalto per uomo. Il rapper ha pubblicato nei giorni scorsi la canzone Mille, accompagnata da un videoclip che è una vera e propria incitazione al consumo di Coca-Cola, oltre che una pubblicità camuffata da brano musicale che viola le regole disposte dall’Antitrust. Il testo della canzone, infatti, cita più volte la nota bevanda americana, e nel videoclip che accompagna il brano compare in continuazione il marchio “Coca-cola”, ben visibile agli occhi degli spettatori ma senza informare gli stessi circa l’inserimento di marchi a fini commerciali all’interno del video
Codacons
Formalità e regolamenti a parte, è necessario fare un passo in più e domandarci se questo esibito turbocapitalismo sia ciò di cui abbiamo realmente bisogno, se il pronto consumo e il binge streaming sia l’unica modalità di fruizione della musica, di film e serie tv, ma anche di tutto ciò che ci circonda. Coca Cola nell’affare Mille è un AD perfettamente coordinato in un immaginario che lo stesso marchio ha contribuito negli ultimi sessant’anni a forgiare, quello del post war dream, degli anni ’50 e ’60. Coca Cola è, oltre che un prodotto, parte del nostro immaginario collettivo, immaginario da più generazioni sedotto dal consumismo. Puntare il dito sulla bevanda, per ciò che ci riguarda, è guardare al particolare. Mille stesso è un enorme AD per i suoi protagonisti, per la joint venture che hanno instaurato, e i rispettivi imperi. Fedez, e ora anche Lauro, sono “piccole multinazionali” tanto quanto i prodotti di grandi multinazionali che si prestano a promuovere e diffondere, così come i Måneskin, nuovi player del mercato, parte di una logica che vede Zitti e Buoni perfetta per un AD della Pepsi.
Se in questo mondo, dove anche per chi deve escogitare o proporre alternative, questa gente ha semplicemente vinto ed è pure r’n’r, allora ci sarebbe almeno da domandarsi se sia davvero desiderabile un pop che per semplificazioni e finalità arrivi a equivalere a un AD e, in caso affermativo, cosa si rischi di perdere della complessità, delle sfumature dei discorsi, della non-per-forza-di-cose-finalizzata-arte, ovvero di tutto ciò che rende distinguibile una cosa dal travestimento o simulazione di quella cosa stessa.
Per il commento sul brano Mille vi rimandiamo al post di Luca Roncoroni, mentre è di Valerio di Marco la recensione di Lauro., l’ultimo lavoro di Achille Lauro.