Måneskin
Maneskin, foto per la stampa 2021

Maneskin Empire S.R.L. Il sole24ore fa i conti in tasca alla band, firmata la campagna Pepsi Max “Scegli di Scegliere”

Gli utili e le scelte strategiche e commerciali di una formazione che dal punto di vista degli affari non è affatto fuori di testa

Dopo la vittoria all’ultima edizione Eurovision Song Contest e i successi accumulati sulle piattaforme di streaming con tanto di annesse nuove (futili) accuse di plagio, i Måneskin continuano quotidianamente a far parlare di sé per i più svariati motivi, ma tra le notizie a getto continuo che si accumulano giorno dopo giorno nei newsfeed e nei risultati di ricerca ve ne è un filone piuttosto interessante che riguarda il lato business legato a tutta questa faccenda, ovvero come il prodotto Maneskin sia parte integrante, e fors’anche tratto distintivo, di un progetto che è la naturale e fisiologica conseguenza di quell’incubatore di talenti chiamato Talent.

Per primo è stato il Il Sole 24ore a fare i conti in tasca alla band evidenziando come la Maneskin Empire S.R.L. alla fine del primo dei suoi due anni di attività abbia chiuso con 572mila euro di fatturato. Niente male considerando che questa è soltanto la premessa di ciò che accadrà nell’attuale esercizio commerciale, con il registro dei marchi europei a contare su due loghi utilizzabili commercialmente, incoraggiati dal fatto che il primo lancio di prodotti del gruppo – ed è notizia di questi giorni – è andato sold out in appena 28 minuti e, non ultimo, considerando che i quattro hanno appena firmato un contratto per una importante campagna Pepsi.

L’accordo con il popolare brand prevede infatti che il brano vincitore di Sanremo e Eurovision, Zitti e Buoni, funga da nuova colonna sonora per Scegli di Scegliere. Perché – parafrasando il post del gruppo e relativo advertise – «per scrivere il futuro, fregarsene dei pregiudizi e seguire una propria strada anche quando non sembra la più conveniente», è giusto farlo anche «con scelte che si bevono», sorseggiando una “cola dal massimo gusto e zero zucchero”.

Notizia sempre di questi giorni è la rescissione del rapporto che legava la band a LaTarma Management di Martà Donà, la quale ha scritto su Twitter di avere il cuore spezzato ma di augurar loro il meglio dalla vita, ovvero da questo nuovo capitolo della loro carriera che presto verrà seguito da un’altra e (immaginiamo) più affermata e potente S.R.L. o S.P.A. Niente di strano nella vita e crescita di un progetto/brand. LaTarma peraltro nel 2019, secondo Informazione Aziendale, fatturava tra 600mila e 1.500.000 euro.

Non c’è una morale in questa notizia, il pragmatismo sta alla base degli affari del resto, così come massimizzare gli utili è parte integrante di ogni impresa commerciale che si rispetti. Una premessa forse andrebbe fatta: i Måneskin, benché abbiano gli abiti e il linguaggio di una rock band, sono un prodotto pop, e consapevole di esserlo. Non c’è molto spazio per rock band che non abbiano un netto grado di passatismo-riconoscibilità nel mercato mainstream, e non ce n’è manco in generale (e non certo da oggi), ma sicuramente un posto per un progetto a forte (e storicizzata) teatralità calato in un immaginario di sintesi (meglio di semplificazione) perfettamente piegato a ogni richiesta, partnership e volontà commerciale, questo sì. Ed è a ciò che i ragazzi pare stiano puntando.

Su SA trovate la recensione di Teatro d’ira Vol. 1 firmata da Stefano Solventi.

Tracklist
  • 1 Zitti e buoni
  • 2 Coraline
  • 3 Lividi sui gomiti
  • 4 I Wanna Be Your Slave
  • 5 In nome del padre
  • 6 For You Love
  • 7 La paura del buio
  • 8 Vent'anni
Måneskin
Teatro d’Ira-Vol. 1

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