“Mille”. Il twist kitsch ed estivo di Fedez, Achille Lauro e Orietta Berti

Avevamo parecchia paura, ma diciamolo subito: sarebbe potuto andare molto peggio.

Visti i nomi coinvolti, il terrore di avere una nuova hit che arrivasse ai livelli di fastidio e ubiquità raggiunti da – ad esempio – Vorrei ma non posto Italiana – era vivo e palpabile. E invece abbiamo comunque un pezzo che sentiremo dappertutto e per un bel po’, ma decisamente meno molesto di quel che sarebbe stato legittimo paventare.

Perché Fedez Achille Lauro scelgono sostanzialmente di imboccare la strada di un kitsch esibito e consapevole, che sa di essere quello che è. Mille si risolve così in un’innocua e a tratti anche divertente Bam Bam Twist 2.0, trasportandoci nell’ennesima estate italiana fatta di Algida e balere.

È il sogno (o l’incubo) di un Gianni Morandi (nec)romantico, con Orietta Berti che emerge dalla sua capsula temporale rimasta agli anni Sessanta per cantare con la consueta signorile possanza un ritornello contagioso e allegrotto. E proprio la signora sembra ormai sguazzarci alla grande in questa nuova dimensione post-Sanremo 2021: un nuovo personaggio con relativo costume da supereroina (il vestito con la conchiglia sulle tette), che si diverte a infilare dettagli fuori contesto, in un tripudio di nonsense che è puro guilty-pleasure. Nella kermesse ligure erano gli hi-hat da trapper in Quando ti sei innamorato, qui invece arriva una lieve scracthata nel ritornello per cui come una saetta arriva nel cervello dell’ascoltatore questa immagine di lei con il ghetto-blaster in spalla in mezzo ai Public Enemy. È un wormhole post-moderno senza fondo in cui è spiazzante perdersi.

Insomma, il gioco è innocuo e dichiarato sin dalla copertina, una raccapricciante ripresa di Piccole Donne in chiave botticelliana: è un metafisico urlo di intenti che fa schifo e vuole farlo. Ogni tanto va anche bene farsi due risate e sculettare spensierati.

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