Dargen D’Amico a Sanremo. L’“Ai” come tormentone
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sentireascoltare
- 26 Febbraio 2026
Dargen D’Amico continua a proporsi a Sanremo come matta nel mazzo nascondendo temi sociali e politici dentro a tormentoni sfacciatamente cafoni. Tra polke elettroniche, eurodance e abbondanti dosi di trash come – appunto – non ci fosse un domani, il tema conduttore è stato finora anche il mediterraneo con i suoi flussi migratori. La prima volta si “ballava per restare a galla negli incubi mediterranei”, la seconda il richiamo all’Onda (Alta) rendeva tutto più esplicito (“E non l’hai visto il meteo? Non l’hai visto il cielo?”) ma pur sempre mescolato con nonsense, cut up, associazioni di immagini e parole semplici, dai risvolti infantili e fanciulleschi. Frasi buttate lì, apparentemente casaccio (“Neanche così, un giovedì, senza un sì, come viene”) che poi scopri avere contesti precisi, trampolini di lancio per affondi decisi.
Dargen si ama o si odia e neppure con Ai Ai, in cui il Bel Paese ritorna sotto le sue lenti (digitali), la sua sorte cambierà. Non vincerà, non andrà sul podio, non guadagnerà forse nuovi fan, magari si allontanerà ancor di più da quelli ortodossi della vecchia ora, ma tant’è. Dargen ama andare a Sanremo, ama le canzonette e la leggerezza con un suo peso specifico; e il tema dell’intelligenza artificiale, proprio come quelli precedentemente affrontati, sempre calati nel contesto dello Stivale e del Mare che lo circonda, sono tutti ottimi. Qui il vestito è una silhouette disco, abbottonata funk, stretta ai fianchi da archi, chitarre elettriche e stoffe primi 80s, come a voler richiamare lo storico ingresso dell’elettronica e della musica robotica nel nostro mondo.
Rispetto ai tunz tunz di Dove si Balla e Onda Alta l’accento è sul groove e la nostalgia (dell’analogico). Le trovate ci sono (“Ma la password salvata mi sembra sbagliata / O la linea è saltata e ci prende fuoco casa”), i colpi di classe pure (“Prendiamo un giorno di riposo / Dai, trova il modo, Carlos Raposo”), a mancare però è banalmente il tiro in questo pezzo comunque ottimamente costruito assieme a Gianluigi Fazio & VAGO XVII.
Siamo sempre in ottica tormentone (“AI, AI, cosa mi fai? / Mi dici: ‘Vieni qui’ e poi te ne vai (AI, AI)”), che a livello metaforico fa il paio con il videoclip dove il protagonista, il computer nerd immobiliarista Gianluca Torre, si trova davanti la classica truffa informatica che promette una chimerica fortuna, ritrovandosi in un illusorio limbo in cui i sogni vengono esauditi vendendo l’anima (in questo caso i dati personali) al diavolo digitale (che li rivenderà al miglior offerente). Interessante quel che succederà il 2 marzo quando uscirà AI AI – Short Documentary, un documentario dove Dargen discuterà del tema con esperti scientifici, accademici e del mondo dell’intrattenimento. Seguirà l’album Doppia Mozzarella, atteso alla fine dello stesso mese.
