Charli XCX. “SS26”, moda come riflessione sul collasso culturale
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Maria Porcelli
- 28 Maggio 2026
Il linguaggio della moda è sempre più centrale nella cultura pop contemporanea: del rinnovato interesse per il sistema fashion se ne è parlato molto nelle scorse settimane grazie anche all’atteso sequel de Il diavolo veste Prada. E Charli XCX sceglie stavolta di rimanere in tema con SS26, che di fatto conferma la nuova traiettoria dell’artista a poche settimane da Rock Music, brano più ruvido e provocatorio rispetto alla produzione cui eravamo abituati.
Quella che sta vivendo la popstar è una nuova era tutta “rock”, che prosegue sulla scia del suo ultimo singolo e del rispettivo lato B I Keep on Thinking Bout You Every Single Day and Night, senza però nulla togliere alla “brat mania” e alla componente elettronica/sperimentale che l’ha resa una delle figure più importanti del pop d’avanguardia di oggi.
Il titolo del brano richiama le collezioni Spring/Summer del fashion system internazionale: in SS26 però la moda è metafora del collasso culturale. Non a caso, l’annuncio del singolo è arrivato su Instagram tramite un flyer che ricordava l’invito a una sfilata. Il concetto chiave del brano è invece racchiuso nel verso “Yeah, we’re walkin’ on a runway that goes straight to hell“, ovvero continuare a performare bellezza mentre il mondo intorno precipita.
Una vera e propria “passerella per l’inferno” è infatti quella su cui si incentra l’intero videoclip, diretto da Torso – già dietro il visual di Von Dutch. Una sfilata surreale, riflettori accecanti e l’intero mondo della moda che ignora il disastro circostante: l’alienazione collettiva emerge in toto mentre le modelle si spingono e si calpestano a vicenda pur di restare impeccabili davanti all’obiettivo.
Nulla da ridire sul fatto che SS26 sia in realtà un buon condensato dell’estetica costruita da Charli negli ultimi anni: nel videoclip si susseguono i look firmati Saint Laurent, Zadig & Voltaire e altri noti brand che hanno collaborato con l’artista, insieme a designer emergenti e a figure chiave dell’industria fashion nel parterre della sfilata, come il direttore creativo Anthony Vaccarello e il sound director Michel Gaubert.
Due i passaggi da sottolineare: l’apertura del video è affidata all’ex direttrice di Vogue Paris Carine Roitfeld con un “Fashion won’t save us. But let’s go on the runway and walk“. Tradotto: cosa rimarrà di questa bellezza quando il mondo finirà? Quanto l’ossessione per l’immagine permette di distrarci dal caos reale attorno a noi?.
Poi, il riferimento all’uso dell’album Brat nelle dinamiche della campagna presidenziale di Kamala Harris nel 2024: “Think my politics could work as a press strategy” canta Charli. Eppure aveva chiarito di non voler costruire una narrazione politica attorno alla sua musica: “La mia musica non è politica. Tutto ciò che faccio nella mia vita confluisce nella mia arte”, aveva detto tempo fa.
