All Flowers In Time. Un diamante grezzo firmato Elizabeth Fraser e Jeff Buckley
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Tony D'Onghia
- 30 Maggio 2026
Il compito di chi scrive di musica è anche quello di cercare di ricostruire i retroscena del dialogo segreto intrecciato tra musicisti, strumenti e silenzi che è la materia di cui sono fatti i dischi che più amiamo. Ma ci sono casi in cui questi retroscena rimangono in gran parte nascosti, imperscrutabili per un motivo o per l’altro. E ci sono casi in cui, per rispetto verso gli artisti in questione, è comunque meglio che sia così. Il caso di All Flowers In Time Bend Towards The Sun è emblematico.
La canzone è una collaborazione rimasta ufficialmente inedita che unisce le voci del cantautore statunitense Jeff Buckley e della scozzese Elizabeth Fraser, voce dei Cocteau Twins. Dell’incisione esiste soltanto una demo grezza, registrata a metà degli anni Novanta durante la relazione sentimentale tra i due artisti. Di questo amore, reso pubblico ai tempi dalle riviste britanniche ma vissuto in maniera estremamente privata e quasi colpevole, non si sa molto; ma l’impressione è che sia stato inevitabile. Un incontro di anime che doveva semplicemente avvenire. Un appuntamento con il destino.
Your eyes
a baptism
Ad unire idealmente i due artisti è anzitutto Song To The Siren, composta da Tim Buckley, padre naturale di Jeff. Il brano venne scelto da Ivo Watts-Russell, fondatore della label britannica 4AD, come lato B di un singolo del suo progetto This Mortal Coil. A interpretarlo era proprio Elizabeth Fraser. Pubblicata come primo singolo estratto dall’album It’ll End in Tears, la versione raggiunse un notevole successo, restando per oltre cento settimane nelle classifiche indie britanniche. Una cover magnetica, capace di dialogare in modo struggente con l’originale di Buckley senior. Da lì, alcuni anni dopo, sarebbe arrivato il loro incontro.
Le interviste concesse da Fraser negli ultimi venticinque anni si contano sulle dita di una mano. In una delle rare occasioni pubbliche, nel documentario Jeff Buckley: Everybody Here Wants You (BBC, 2002), la cantante ha raccontato:
Stavo passando un brutto periodo nella band in cui suonavo. Lui mi idolatrava prima ancora di conoscermi. È un po’ inquietante. E anch’io mi comportavo così con lui. È davvero imbarazzante… ma è la verità. Ho letto i suoi diari, lui ha letto i miei…
La canzone Morning Theft, contenuta nell’album postumo My Sweetheart The Drunk, sarebbe stata ispirata proprio da questa relazione intensa e irrisolta.
Time takes care of the wound
So I can believe
Dopo la scomparsa di Buckley, avvenuta il 29 maggio 1997, All Flowers in Time ha iniziato a circolare quasi clandestinamente: prima tra cassette condivise dai fan, poi nei circuiti digitali e sulle piattaforme video. Mai pubblicato ufficialmente, il brano ha conquistato nel tempo un posto centrale nell’immaginario legato all’eredità del cantautore americano, fino a essere considerato una delle testimonianze più affascinanti del suo archivio inedito.
Più che una registrazione rifinita in studio, All Flowers in Time conserva il fascino fragile di un momento catturato quasi per caso. L’esecuzione è scarna, spontanea, attraversata da un’atmosfera domestica che rende l’ascolto sorprendentemente ravvicinato: le voci di Jeff e Liz si rincorrono senza artifici, alternandosi e fondendosi con naturalezza. Poco prima dell’ingresso della cantante e in chiusura della registrazione si sentono anche risate soffocate, dettagli minimi ma decisivi nel restituire il carattere intimo della sessione.
Fin dalle prime note, la melodia di Buckley si intreccia con la presenza quasi impalpabile di Fraser. Quando le voci convergono nel ritornello, il timbro etereo della cantante scozzese avvolge quello più caldo e profondo dell’artista americano, sostenuto dalla chitarra acustica essenziale. È un equilibrio fragile e magnetico, capace di trasformare una semplice demo in un’esperienza sospesa nel tempo.
A rendere il brano così evocativo è soprattutto la sua dimensione privata. Sapere che i due interpreti erano legati sentimentalmente amplifica la percezione di assistere a qualcosa di profondamente personale, quasi rubato. Ed è forse proprio questa natura irrisolta, insieme al fatto che la canzone non fosse mai destinata a una pubblicazione ufficiale, a renderla ancora oggi una delle registrazioni più toccanti associate a Jeff Buckley.
Nonostante la sua natura ufficiosa, il pezzo ha attirato nel tempo l’attenzione della critica internazionale, che ha più volte sottolineato l’intensità emotiva dell’incontro tra le due voci e la loro alchimia sonora. Il brano è riemerso anche in ambito teatrale con The Last Goodbye, adattamento del 2013 di Romeo e Giulietta costruito sul repertorio di Buckley, in cui sostituisce la celebre scena del balcone.
It’s ok to be angry
But not to hurt me
Nel 1996, durante il tour promozionale di Milk & Kisses, ultimo album dei Cocteau Twins prima dello scioglimento della band e della separazione di Fraser dal chitarrista Robin Guthrie, la cantante concesse un’intervista al magazine Attitude, pubblicazione legata alla comunità LGBT+. In quell’occasione, Fraser – che in più interviste ha lasciato intendere di aver affrontato traumi infantili e difficoltà legate alla salute mentale – parlò di un legame molto speciale:
C’è questo mio caro amico… è un uomo molto femminile, ed è proprio così che intendo la sessualità. È qualcosa di più dell’essere androgino… Lui mi ha detto che vorrebbe liberarmi da tutta quella spazzatura tossica che ho in testa e sostituirla con latte e baci
Milk & Kisses, appunto.
Dal momento della sua diffusione non ufficiale ad oggi, molti si sono chiesti se la canzone verrà mai pubblicata ufficialmente. Una possibile risposta arriva da Amy J. Berg, regista di It’s Never Over, documentario in cui le donne nella vita di Buckley occupano un ruolo centrale. Nel corso del giro di interviste legate alla pellicola, la regista ha spiegato le ragioni del rifiuto di Elizabeth Fraser di partecipare al progetto, ma anche la scelta di non riaprire più quel capitolo della propria vita. Il bisogno di tenere quei ricordi stretti a sé, ribadendo inoltre di non essere mai stata del tutto soddisfatta di quel brano e del fatto che fosse finito, seppure indirettamente, sotto gli occhi di tutti. Le ultime parole dell’introversa ed enigmatica cantante a questo riguardo restano quelle espresse durante un intervista rilasciata al britannico The Guardian. È in quell’occasione che si lasciò sfuggire: “Ma forse non la penserò sempre cosi”.
