Bob Dylan
Jim Jarmusch nel remake del video di "Subterranean Homesick Blues" di Bob Dylan (2022)

Bob Dylan. Il remake di “Subterranean Homesick Blues” con il contributo di Patti Smith, Bruce Springsteen, Jim Jarmusch e altri

L’iconico video di Subterranean Homesick Blues, seminale brano contenuto nel classico album Bringing It All Back Home (1965) di Bob Dylan, è stato copiato e omaggiato innumerevoli volte negli ultimi 55 anni. Una sequenza che è rimasta nella storia della musica come anche dei videoclip: il menestrello di Duluth che in un vicolo di Londra sfogliava i cartelli con sopra impresse le strofe della canzone.

Per celebrare il 60° anniversario di carriera discografica, il cantautore ne ha diffuso il 6 maggio 2022 il remake, accompagnandolo con il lancio del sito Dylan60, che oltre ad ospitare il clip, mette a disposizione un filtro in Realtà Aumentata (AR). Direttamente ispirato alla scena di apertura del documentario del 1967 diretto D. A. PennebakerDont Look Back, che raccontava il tour del 1965 di Dylan in Inghilterra, la versione 2022 del clip vede una lunga serie di artisti, registi, musicisti e grafici che hanno contribuito con nuove immagini. Tra questi Patti Smith, Francis Cabrel, Wim Wenders, Bruce Springsteen, Jim Jarmusch, Bobby Gillespie e tanti altri ancora.

Colmo di riferimenti all’attualità americana dell’epoca, il brano  riveste un’importanza fondamentale nella carriera di Dylan, rappresentando il primo passo del suo nuovo percorso musicale. Un mix di Jack Kerouac, Woody Guthrie e Chuck Berry che da cantante folk di protesta lo fece diventare un surreale musicista rock elettrico. Tra l’altro, fu il suo primo successo a entrare nella Top 40 negli Stati Uniti, piazzandosi alla posizione 39 della Billboard Hot 100, come anche nella Top 10 della UK Singles Chart.

Lo scorso marzo, Bob Dylan ha annunciato l’uscita del suo nuovo libro, The Philosophy Of Modern Song. Dopo aver già ceduto nel 2020 i diritti relativi al suo sterminato catalogo musicale a Universal, ha recentemente venduto i propri master a Sony, inclusi «i diritti multipli su nuove uscite future». La scorsa estate, una donna – firmatasi con le sole iniziali J.C. – lo ha citato in giudizio per molteplici episodi di abusi sessuali e psicologici che sarebbero avvenuti nel 1965, quando lei era appena 12enne. Le accuse sono state immediatamente respinte al mittente dai legali del cantautore, che il 6 gennaio hanno risposto duramente. Ad avvalorare la difesa del menestrello di Duluth anche lo scrittore britannico Clinton Heylin, biografo di Dylan e autore di Dylan: Behind the Shades (1991), che ha espresso forti dubbi sulla ricostruzione temporale della vicenda indicata dalla vittima.

Trovate altro sull’autore di Blood on the Tracks nella pagina dedicata all’artista, tra cui la recensione del sopracitato classico Bringing It All Back Home, firmata da Stefano Solventi, nonché l’esaustivo approfondimento sul documentario sul cantautore di Duluth, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese, a cura dello stesso Solventi e di Samuele Conficoni, e, non ultimo, l’articolo sul suo ultimo lavoro in studio, Rough And Rowdy Ways.

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