Dopo aver già ceduto nel 2020 i diritti relativi al suo sterminato catalogo musicale a Universal – transazione che secondo il New York Times sarebbe costata tra i 300 e i 400 milioni di dollari – Bob Dylan ha ora venduto i propri master a Sony, inclusi «i diritti multipli su nuove uscite future». Da sempre il Menestrello di Duluth ha fatto parte della scuderia di Columbia Records, acquistata dalla Sony alla fine degli anni ’80, pubblicando con l’etichetta il suo omonimo album di debutto nel marzo 1962.
Columbia Records e Rob Stringer sono stati niente altro che una cosa buona per molti, molti anni e un sacco di dischi. Sono contento che tutte le mie registrazioni possano rimanere al loro posto.
Bob Dylan
Anche se le cifre dell’accordo non sono state rese note, Billboard stima che il costo della transazione possa aggirarsi attorno ai 200 milioni di dollari. Il presidente di Sony Music Rob String si è dichiarato entusiasta del nuovo patto stretto con il cantautore.
Columbia Records ha avuto un rapporto speciale con Bob Dylan dall’inizio della sua carriera e siamo estremamente orgogliosi ed entusiasti che la collaborazione in corso da 60 anni continui a crescere e ad evolversi. Bob è una delle più grandi icone della musica e un artista di ineguagliabile genio. L’impatto formidabile che lui e le sue registrazioni continuano ad avere sulla cultura popolare non è secondo a nessuno e siamo entusiasti che da ora sarà un membro permanente della famiglia Sony Music. Siamo entusiasti di lavorare con Bob e la sua squadra per trovare nuovi modi per rendere la sua musica disponibile ai suoi numerosi fan di oggi e alle generazioni future.
Rob String
May your song always be sung
And may you stay forever youngBob Dylan signed to Columbia Records in 1961 and today Sony Music announced it has fully acquired his entire catalog of recorded music, as well as the rights to multiple future new releases. pic.twitter.com/hdVaHGkuhi
— Sony Music News (@sonymusicnews) January 24, 2022
La scorsa estate, una donna – firmatasi con le sole iniziali J.C. – ha citato in giudizio Bob Dylan per molteplici episodi di abusi sessuali e psicologici che sarebbero avvenuti nel 1965, quando era appena 12enne. Le accuse sono state immediatamente respinte al mittente dai legali del cantautore, che il 6 gennaio hanno risposto duramente. Ad avvalorare la difesa del Menestrello di Duluth anche lo scrittore britannico Clinton Heylin, biografo di Dylan e autore di Dylan: Behind the Shades (1991), che ha espresso forti dubbi sulla ricostruzione temporale della vicenda indicata dalla vittima.
Trovate altro su Dylan nella pagina dedicata all’artista, tra cui la recensione del classico Bringing It All Back Home, firmata da Stefano Solventi, nonché l’esaustivo approfondimento sul documentario sul cantautore di Duluth, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese, a cura dello stesso Solventi e di Samuele Conficoni, e, non ultimo, l’articolo sul suo ultimo lavoro, Rough And Rowdy Ways.