Si intitola The Philosophy of Modern Song il nuovo libro di Bob Dylan, in uscita negli Stati Uniti il prossimo 8 novembre per Simon & Schuster, a 18 anni dal precedente Chronicles Volume One. Si tratta di una raccolta di oltre 60 saggi su canzoni di altri grandi artisti, tra cui Nina Simone, Stephen Foster, Elvis Costello e Hank Williams.
La pubblicazione del caleidoscopico e brillante lavoro di Bob Dylan sarà una celebrazione della canzone da parte di uno dei più grandi artisti del nostro tempo. The Philosophy of Modern Song poteva essere scritto solamente da Bob Dylan. La sua voce è unica e il suo lavoro trasmette un sincero apprezzamento quanto una profonda comprensione delle canzoni, delle persone che le hanno create e del significato che hanno per tutti noi.
Jonathan Karp, CEO di Simon & Schuster
Iniziato dal menestrello di Duluth nel 2010, il volume viene descritto nella nota stampa come un’intensa meditazione sulla musica che riflette più in generale sulla condizione umana: «[Dylan] analizza quella che lui chiama la trappola delle rime facili, spiega come l’aggiunta di una singola sillaba possa sminuire una canzone e spiega persino come il bluegrass sia correlato con l’heavy metal. Questi saggi sono scritti nella sua prosa unica. Sono misteriosi e volubili, commoventi e profondi, e spesso divertenti da morire».

Dopo aver già ceduto nel 2020 i diritti relativi al suo sterminato catalogo musicale a Universal, Dylan ha recentemente venduto i propri master a Sony, inclusi «i diritti multipli su nuove uscite future». La scorsa estate, una donna – firmatasi con le sole iniziali J.C. – lo ha citato in giudizio per molteplici episodi di abusi sessuali e psicologici che sarebbero avvenuti nel 1965, quando lei era appena 12enne. Le accuse sono state immediatamente respinte al mittente dai legali del cantautore, che il 6 gennaio hanno risposto duramente. Ad avvalorare la difesa del menestrello di Duluth anche lo scrittore britannico Clinton Heylin, biografo di Dylan e autore di Dylan: Behind the Shades (1991), che ha espresso forti dubbi sulla ricostruzione temporale della vicenda indicata dalla vittima.
Trovate altro sull’autore di Blood on the Tracks nella pagina dedicata all’artista, tra cui la recensione del classico Bringing It All Back Home, firmata da Stefano Solventi, nonché l’esaustivo approfondimento sul documentario sul cantautore di Duluth, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese, a cura dello stesso Solventi e di Samuele Conficoni, e, non ultimo, l’articolo sul suo ultimo lavoro, Rough And Rowdy Ways.