Al momento quanto è dato sapere è che Bob Dylan è stato citato in giudizio per molestie sessuali. A depositare l’atto, venerdì 13 agosto, presso la Corte Suprema di New York, è l’avvocato di una donna che ha preferito rimanere nell’anonimato (il suo nome identificativo risponde alle sole iniziali J.C.). Lo riporta per primo il New York Daily News. L’accusa, pervenuta giusto prima della cadenza dei termini per questo tipo di deposizioni (secondo l’americana Child Victims Act), è di abusi sessuali e psicologici avvenuti tra aprile e maggio del 1965 al celebre Chelsea Hotel della Grande Mela. Il cantautore avrebbe somministrato all’allora 12enne alcol e droghe approfittando di lei in più occasioni. Immediata la replica di un portavoce del premio Nobel per la letteratura che respinge ogni accusa e promette una strenua difesa del buon nome del musicista.
Lo scorso 18 luglio Bob Dylan ha tenuto il suo primo concerto in live streaming globale, Shadow Kingdom. Nel 2022 aprirà i battenti un museo a lui dedicato che ne ripercorrerà la storia e le opere; inoltre, il menestrello ha ceduto alla fine dello scorso anno il suo intero catalogo a Universal per 300 milioni di dollari.
Ricordiamo che Going Electric, il biopic sul songwriter in lavorazione e con Timothée Chalamet protagonista, è stato momentaneamente accantonato. Trovate altro su Dylan nella pagina dedicata all’artista, tra cui la recensione del classico Bringing It All Back Home firmata da Stefano Solventi, nonché l’esaustivo approfondimento sul documentario sul cantautore di Duluth, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese a cura dello stesso Solventi e di Samuele Conficoni e, non ultimo, l’articolo sul suo ultimo lavoro, Rough And Rowdy Ways.