Bob Dylan
Bob Dylan, 2020

Bob Dylan ha replicato alle accuse di molestie sessuali mossegli la scorsa estate

Il menestrello di Duluth ha duramente risposto tramite i suoi legali: «Mr. Dylan non si farà ricattare»

Lo scorso 13 agosto, una donna – firmatasi con le sole iniziali J.C. – ha citato in giudizio Bob Dylan per molteplici episodi di abusi sessuali e psicologici che sarebbero avvenuti in un periodo di sei settimane, tra aprile e maggio del 1965, quando era appena 12enne.

Come aveva riportato il New York Daily News, nella causa intentata giusto prima della caduta dei termini per questo tipo di deposizioni (secondo l’americana Child Victims Act), gli abusi sarebbero avvenuti presso il celebre Chelsea Hotel della Grande Mela: il cantautore avrebbe sfruttato la sua immagine pubblica per adescare la ragazzina e quindi somministrarle alcol e droghe approfittando di lei in più occasioni. Accuse che un portavoce del cantautore ha categoricamente respinto al mittente promettendo di «contrastarle vigorosamente».

Ad avvalorare la difesa del Menestrello di Duluth anche lo scrittore britannico Clinton Heylin, biografo di Dylan e autore di Dylan: Behind the Shades (1991), che ha espresso forti dubbi sulla ricostruzione temporale della vicenda indicata dalla vittima, visto che il cantautore in quel periodo era in tour in Inghilterra e da lì sarebbe volato due settimane a Los Angeles per trascorrere un giorno o due a Woodstock. La donna ha quindi modificato la denuncia dichiarando che i fatti sarebbero avvenuti durante la più generica «primavera» di quell’anno.

Lo scorso 6 gennaio, gli avvocati di Dylan hanno risposto all’accusa in questione definendola totalmente «falsa, pericolosa, sconsiderata e diffamatoria», uno spregevole ricatto «con l’obiettivo di ottenere denaro sotto la minaccia di cattiva pubblicità». I legali del Premio Nobel hanno inoltre aggiunto come sul sito web della querelante, quest’ultima si definisca «una sensitiva specializzata nel mettere in contatto a pagamento i defunti cari con le famiglie in lutto». Nei documenti della difesa si sostiene anche come l’accusatrice «non solo affermi di essere stata rapita dagli alieni», ma anche di essere in grado di «parlare con gatti, cani e altri animali – vivi e morti – così come con insetti e piante».

«Non ci lasceremo bullizzare», ha dichiarato a Rolling Stone Peter Gleason, uno degli avvocati della donna, difendendo inoltre il lavoro di psichico professionista della sua cliente.

Alcune persone indicano Bob Dylan come un profeta. Le gente viene normalmente etichettata. Più della metà degli americani credono nei fenomeni psichici. Se si attacca qualcuno per le sue convinzioni, si invade un territorio molto pericoloso. La libertà di credo è ciò su cui si basa questo paese. La questione non dovrebbe distogliere la nostra attenzione dalle accuse né dai fatti.
Peter Gleason

Nella risposta depositata dai legali di Dylan viene inoltre specificato come non ci sia alcuna possibilità che l’autore di Blowin’ in the Wind si possa accordare per pagare e insabbiare il caso: «Il sig. Dylan può essere sembrato un bersaglio facile agli avvocati che hanno sperato di trarre profitto da questa causa fraudolenta. Probabilmente pensavano che non sarebbe stato pronto a lottare e che avrebbe invece pagato l’estorsione per evitare l’onere, la pubblicità e le spese legali. Non avrebbero potuto sbagliarsi di più. Mr. Dylan cerca e otterrà giustizia, e chi lo accusa dovrà assumersi interamente le proprie responsabilità».

Nel 2022 aprirà i battenti un museo dedicato d Bob Dylan che ne ripercorrerà la storia e le opere; inoltre, il menestrello ha ceduto alla fine del 2020 il suo intero catalogo a Universal per 300 milioni di dollari. Going Electric, il biopic sul songwriter in lavorazione e con Timothée Chalamet come protagonista, è stato momentaneamente accantonato.

Trovate altro su Dylan nella pagina dedicata all’artista, tra cui la recensione del classico Bringing It All Back Home, firmata da Stefano Solventi, nonché l’esaustivo approfondimento sul documentario sul cantautore di Duluth, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese, a cura dello stesso Solventi e di Samuele Conficoni, e, non ultimo, l’articolo sul suo ultimo lavoro, Rough And Rowdy Ways.

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