Gimme Some Inches #43
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Andrea Napoli
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Stefano Pifferi
- 4 Dicembre 2013
Quando senti quelle chitarrine lì, tutto passa in secondo piano, perché al centro ci sono quelle chitarrine lì e il resto svanisce, si comprime, sfuma. Sfuma come i contorni delle melodie degli Ecole Du Ciel, pugliesi in fuga – pubblicano per Already Dead Tapes, alla faccia dell’essere provinciali e chiusi in se stessi, come pontifica qualcuno di troppo – che intrecciano vortici di chitarre e psichedelia docile (From My Farthest Shores), istantanee sognanti e San Francisco garage/psych sound, asprezza post-punk, vocalità emo e tribalismi atipici, in un lavoro che mantiene fede al proprio titolo. Heartbeat War Drum è infatti una tensione cardiaca sempre ai massimi livelli, come nella title track: perfetto esempio di post-punk invasato e selvaggio. Ah, tanto per dire, il lavoro esce in formato cassetta, che qui a Gimmes significa almeno un paio di punti di gradimento in più.
A sette pollici girano invece i nuovi lavori di Be Forest e Hookworms. Questi ultimi sono forse la cosa più eccitante proveniente dal calderone hard-psych inglese, tanto che sulla scia dell’ottimo Pearl Mystic mr. Loop Robert Hampson li ha chiamati onstage per l’ultimo ATP e la Too Pure ha commissionato loro questo singolo per il proprio Singles Club. Radio Tokyo sul lato A e On Returning sul B sono il solito assalto psych forsennato e deviante, energico e ossessivo sul canovaccio dell’album e sono il giusto contraltare per le investiture di cui sopra. I Be Forest, invece, preparano il terreno per il nuovo Earthbeat sotto forma di nebulose shoegazing sognanti e riverberate (Hanged Man) e prestiti resi pulviscolari residui di suoni evanescenti (I Quit Girls dei Japandroids). Shoegaze addicted, siete avvisati.
Proseguiamo verso il buio con il debutto su vinile dei teutonici Mars. Nato dalle ceneri del famoso (almeno negli ambiti di competenza) trio folk-noir :Golgatha:, il duo composto da Marcus S. e Oliver F. aveva già rilasciato un primo CD dal titolo Sons Of Cain l’anno scorso. Nelle tredici tracce, palesi erano i riferimenti ai mostri sacri del (sotto)genere: Current 93, Sol Invictus, Strength Through Joy e compagnia marziale. Oggi esce Sacrifice, EP su 12” one-sided che ci consegna cinque nuovi pezzi messi bene a fuoco: essenziali, scarni, solenni e spartani come da tradizione post-industriale. Cinque inni di battaglia per sola chitarra acustica, voce e timpani di guerra, come ben testimonia il – per così dire – singolo estratto Icarus Falling. Nulla di nuovo, sia ben chiaro, se non per la freschezza e la spontaneità che marchia questo debutto, ma chi ama queste sonorità difficilmente avrà da ridire.
Rimanendo in territori post-industriali, ma muovendo verso sonorità elettroniche, segnaliamo la stampa su 7 pollici di Mercure dei Croatian Amor. Moniker appartenente all’oscuro giro Posh Isolation, ben poco è dato sapere sull’identità del progetto, se non che quest’ultimo è stato in grado di crearsi una piccola culla di interesse nei meandri del sottobosco rumoroso, nonostante il breve periodo di attività. Come detto poc’anzi, le due tracce che compongono Mercure erano già uscite un annetto fa, ovviamente su cassetta, ovviamente per Posh Isolation, ovviamente in 19 risibili copie. Ben venga, dunque, questa ristampa per la lituana Terror, che pubblica 250 esemplari nei cui solchi troverete disturbanti melodie di synth affogate in muzak da sala d’attesa d’aeroporto, inquietanti voci di sottofondo, fischi, rumoracci e tutto quello che avete sempre desiderato (se il vostro concetto di bellezza è sufficientemente versatile).
Sempre in ambito elettronico, ecco nuovamente una delle label più attive ed importanti del filone minimal-synth/wave come Dark Entries. La label di Josh Cheon la conoscete (ci auguriamo) e sapete che è sempre in prima fila nel riportare alla luce il meglio delle produzioni underground, americane ed europee, degli anni d’oro, gli anni in cui questa musica nasceva e centinaia di band armeggiavano negli scantinati con sintetizzatori analogici e macchinari retrofuturisti. Questa volta, però, l’etichetta californiana ci stupisce con ben tre uscite per gruppi odierni. In primis ritroviamo Inhalt, trio di stanza a San Francisco per metà statunitense e per metà europeo al debutto su Dark Entries lo scorso anno con l’EP Vehicle. Quattro nuovi pezzi, su questo Occupations, per sonorità ben note ai fan della label: italo-disco caciarona, synth-pop catchy e beat dance dal retrogusto space-funk. Se il cantato in tedesco non vi spaventa, ma anzi vi galvanizza, date un ascolto alla title-track e unitevi alla danze. Sempre da Frisco debutta anche Robert Yang col suo progetto solista a nome Bézier. Un sound più kosmische il suo, da soundtrack d’annata, strumentale ed analogico, vellutato ma non privo di spunti ballabili e “groovettoni”. Sei brani circolari, modulari, che fluiscono come un liquido chimico giù per un canale di scolo: sinuosi come la Silhouette che qui potete apprezzare. Chiudiamo spostandoci sulla costa Est, ovviamente a New York City, con l’ultimo debutto di questa triade di novelli synth-addicted. Parliamo dei Figure Study, duo composto da Nathan Antolik e April Chalpara, già noto agli adepti del culto Wierd Records. E proprio al sound della label di Pieter Schoolwerth si rifanno i due algidi newyorkesi: beat ultra scarni, melodie sbilenche, quasi stonate, voce afona e vagamente recitativa. Per loro, a ridosso di questo primo 7 pollici, è da poco uscito anche l’eponimo full-length, sempre per l’etichetta di Cheon. C’è chi dice che il revival minimal-wave è ormai spremuto ma a giudicare dall’operato di label come Dark Entries, Domestica e tante altre, non sembra che i fan di queste sonorità meccaniche abbiano intenzione di abbandonare la nave. Non ancora, per lo meno.

