Gimme Some Inches #39
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Andrea Napoli
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Stefano Pifferi
- 20 Agosto 2013
La Yerevan Tapes è una label bolognese geograficamente e ideologicamente vicina alla Avant! che non perde occasione per far parlare di sé. La scoperta di Gianni Giublena Rosacroce o le nuove uscite targate Cannibal Movie le dobbiamo all’etichetta che ruba il nome alla capitale armena, mentre stavolta tocca soffermarsi su una tape, formato preferito a quelle latitudini, a nome Father Murphy. Un nome, una sicurezza quello del trio veneto, anche e soprattutto quando sperimenta come in Orsanti, They Call Them, tape one-side in cui si procede di (pseudo)colonna sonora in modalità cut-up Burroghsiano attraverso cui riassemblare alcune musiche preparate per i lavori di video-animazione di Luca Dipierro. Ne esce qualcosa di al solito oscuro ma straniantissimo per le atmosfere malate che riesce ad evocare. Il gioco dei silenzi, gli echi, i rumorismi rituali ed estatici così come gli ossianici rimbombi di piano o le percussioni lontane, rimandano ad un mondo notturno, posseduto, costituito di incubi surreali e presenze minacciose. Roba giusta per un esorcismo del reverendo, no?
Sempre sul versante tape, segnalazione d’obbligo per il rientro di Giulio Aldinucci, il cui Tarsia ci aveva positivamente colpito. Ennesimo rappresentate della new wave dell’elettronica di ricerca italiana – da segnalare pure l’esperienza londinese della folta rappresentanza AIPS (l’Archivio Italiano dei Paesaggi Sonori) lo scorso mese – Aldinucci ha in sé un certo gusto per le dinamiche ambientali che definiremmo psicogeografiche. Archipelago, tape in sciccosissima confezione cartonata edita da Other Electricities, non si discosta dal noto, elaborando field recordings e soundscapes provenienti dalle sue terre coi suoni prodotti dalla sua strumentazione. Così le campagne del la Val d’Orcia generano le folate ventose di Aria, in Short Circuit riecheggiano i boschi senesi filtrati con un mellotron e i synth scontornano i suoni catturati dalla finestra dello studio dell’autore nella lunghissima R’n’R Through Broken Headphones. C’è su tutto, al solito, un senso di vaghezza e sfumatura che ci lascia sempre in un limbo da immaginario sfocato e trasognante. L’antico sopravvive nel nuovo, il quotidiano si trasfigura e Aldinucci fa di nuovo centro.
Passando ai pezzi di vinile, cominciamo dal più piccolo. La formula X-Marillas è più di un indizio per comprendere chi vi si celi dietro e che le promesse corrispondono esattamente a ciò che viene offerto. Follia in modalità pop surrealista per X-Mary + Camillas, coi primi che apportano un maggior peso strumentale al totale mentre i secondi la propria, storta idea di cantautorato. Così tra i coretti di Sapone, la denuncia sociale all’epoca del social network in Tu Sei Pazza, l’aggro-punk di disagio familiare Non Voglio Essere Come Mio Zio ci scorre il mondo a colori di due delle formazioni più fuori di testa del paese.
Aumentando i giri, cambiano totalmente le atmosfere. Ritroviamo infatti Spettro Family che col 10” La Famiglia Spettro su TUR/RUR si rilancia come prime mover del “cinematic horror revival”. Passaggi lugubri e ossessioni da reparto psichiatrico (Psichiatria Primo Piano), Goblinerie assortite (il piano reiterato di Oltretomba), soundtrack per malinconici b-movie immaginari (Crit) convivono con un lato B in cui si fa più evidente l’influenza transilvanica, complice anche un suggestivo viaggio compiuto nelle lande del conte Vlad, che incupisce ancor di più il tutto verso lande decadenti e polverose. Ne riparleremo.
Nello split 12” pubblicato da Fratto9 e Kinky Gabber, troviamo invece uno dei più validi rappresentanti del noise nostrano, Luca Sigurtà, intento a dividersi una facciata – l’altra è serigrafata da Sanair – con l’americano Andy Ortmann aka Panicsville. Hookers del nostro va di astrattismo elettroacustico elaborando trame ritmiche post-industrial minacciose nel crescendo della prima parte tanto da sfiorare l’harsh, e “aperte” nella seconda, in cui si notano contatti con le evanescenze ambient dell’ultimo Bliss. Sullo stesso lato, Paura Nella Città Dei Morti Viventi Panicsville omaggia, ça va sans dire, Lucio Fulci tra samples vocali, elettronica analogica, atmosfere oniriche, urla sgraziate, organi haunted, per una rendition del film in oggetto condensata in visionaria brevità.
Se è vero che la lingua batte dove il dente duole (o dove l’hype monta, per essere più prosaici), torniamo ad occuparci dell’alcova danese che fa capo alla Posh Isolation, piccola ma famigerata label di Copenaghen attorno alla quale gravitano nomi piuttosto noti da qualche anno a questa parte (primi su tutti gli Iceage, ma anche Vår, Sex Drome e Lust For Youth). L’etichetta gestita da Loke Rahbek è ben nota per sfornare periodicamente batch di tapes e vinili ad alto grado di molestia e disagio. Anche nelle ultime settimane, quindi, non poteva mancare la consueta infornata di uscite per sonorità in puro bianco & nero. Tra le diverse pubblicazioni meritano il nostro plauso i Rose Alliance, ovvero il nuovo progetto solista di Hannes Norrvide, già main-man dei sopracitati Lust For Youth. Non sazio di rilasciare dischi per synth e drum machine su etichette come Sacred Bones, il giovane svedese di stanza a Copenaghen ha dato i natali a questo creatura ancora più caustica e feroce. Seconda tape, dopo il primissimo split con Croatian Amor, Scandinavian Pictures consta di tre pezzi per venti minuti totali a base di techno industriale come va da qualche tempo: cassa dritta sotto cumuli di macerie, polvere e fuligine. Da tenere d’occhio.
Altra piacevole scoperta, quei Rat-Alarm sulla cui essenza nulla ci é dato sapere. Tape di debutto, questo omonimo nastro va ad arricchire la galassia di quel sound in scala di grigio di cui accennavamo poc’anzi. Sei brani, spesso strumentali, che per vizi e virtù ricordano Solar Flare, prima fatica dei fratelli maggiori LFY: synth e noise, pad e riverberi, ritmicità e monotonia, ma già lo sapete. Ultimo anello della catena, ma più che altro un ponte che collega la capitale a danese a Milano, l’LP (one-sided, a dire il vero) che la meneghina A Dear Girl Called Wendy (già rea di diverse uscite al limite del rumore criminale) ha appena pubblicato proprio a mister Rahbek, sotto il moniker intuitivo LR. Cinque brani per questo Brother che rappresentano, per stessa ammissione dell’etichetta, il materiale più scuro e maggiormente votato al power electronics che il giovane Loke abbia finora concepito. Un viaggio profondo e introspettivo dove non rimane spazio per scuse e auto-indulgenze. Provate Head of Man per fugare ogni dubbio!
