Gimme some inches

Gimme Some Inches #36

Questo mese a Gimmes rischiamo seriamente di essere scambiati per la Al Cisneros’ connection. Mr. Om infatti non si accontenta di esordire in solo con un 7” per la propria label Sinai Records, ma raddoppia con la casa madre buttando fuori due 12”, entrambi per Drag City. Procedendo con ordine, anche se le cose potrebbero essere sovrapposte, in Dismas (e relativa Version sulla side b) l’ossessione per dub e ritmi in levare d’ascendenza reggae e quella per le derive spirituali ben note del gruppo madre si spostano ancora oltre. Mantrico, mistico, psichedelico e tranceinante il vinilino è presentato come una sorta di “tributo a World Galaxy di Alice Coltrane reso sotto le forme del reggae” ma c’è molto di più nelle pieghe di questi pochi solchi. Roba che mette sulla buona strada per un futuro in solo e che ci conferma anche che l’erba del vicino è sempre più buona.

Dal canto suo la casa madre non è da meno. Uno ora, Addis Dubplate, e uno a maggio, Gethsemane Dubplate, sono l’offerta votiva del duo americano alla santa pasqua o qualcosa del genere,in combutta coi padrini del dub Alpha & Omega e pertanto sempre sotto il trip del dubbone più acido e dilatato. Remix che scarnificano ciò che è ormai più di uno scheletro portante per le coordinate sonore degli Om. Disturbi elettrostatici e voce femminile, quella di Christine Woodbridge degli Alpha & Omega, a impreziosire i due lati del 12”. Gethsemane Dubplate, la cui pubblicazione è prevista invece per maggio, invece si muove con più libertà. Riducendo, cioè, all’osso il suono classicheggiante e (semi)orchestrale dell’omonima track di Advaitic Songs, sia nella versione puramente dub, una Garden Dub dagli accenti quasi retro-futuristi alla Blade Runner, che in Garden Of Gethsemane, simile per forza di cose come atmosfere e orizzonti, tra incensi e ganja, echos e teste ciondolanti. Non se ne sentiva, in realtà, la mancanza, ma Cisneros e Amos sono ormai in viaggio totale su quella interstellar highway invisibile che unisce il medioriente alla Giamaica.

Sulla stessa lunghezza vinilica si muove il volume numero 1 di una serie di split chiamata V’ll Series, pubblicata dalla From Scratch e impreziosita dall’artwork di Nicola Villani aka V’ll. A inaugurare uno dei migliori gruppi di casa, i Lush Rimbaud, pronti a duettare con gli olandesi zZz. I nostri continuano sul versante kraut-psych infatuato con le ritmiche tribaloidi da (post)funk bianco che ne innervano le strutture e ce li restituiscono nervosi e tesi, spigolosi e danzerecci. Ottima la trance synthetica di The Freak Dream, danza stordente e avvitata su se stessa, un po’ Liars maleducati, un po’ horrorosa devianza, un po’malattia mentale e un po’ Albione industriale. Gli olandesi rispondono in maniera meno cupa e più solare, con un retrogusto sempre scazzone e sfattone: che sia lo psychobilly ludico-gigionesco post-cabarettistico di Alone col vocione di Bjorn Ottenheim che fa il verso ai coroner storici, o le Suicidesche volute ossessivo-sintetiche dell’electro-wave limitrofa alla minimal-wave di Pretty, poco cambia nel giudizio, in definitiva più che buono.

Passando ai 7”, segnaliamo la prima uscita di Elli De Mon, nom de plume dietro cui si cela Elisa un tempo negli Almandino Quite Deluxe e ora metà del progetto made in Garrincha Le-Li. Qui si lascia da parte il pregresso e si procede alla grande sulle note di roots e cowgirl-rock, polverose strade da asfaltare a suon di slide e batterie pestate tenendo il ritmo con un piede solo, banjo aggressivi come diavoletto e una voce che scartavetra e pettina come non mai. Tre tracce, 8 minuti e bona lì, che il rock (garage, punk-blues, traditional, ecc.) non ha bisogno di troppo tempo per bruciare.

Sullo stesso, urticante versante si muove il 7” digitale Haters Gonna Hate, inno generazionale al tempo del web 2.0 messo in scena dal duo Wildmen che non a caso è stato registrato nello stesso studio della suddetta (benedetto sia Nene Baratto e l’Outside Inside Studio). Siamo più sul versante bluesy, ma i ritmi scavezzacollo della title track e le ossessioni r’n’r di Trouble, i Suicide catapultati negli anni ’50?, ci dicono di un progetto, quello di Matteo Vallicelli e Giacomo Mancini, tra i più infuocati di oggi. Esce per la benemerita Shit Music For Shit People, madrina anche del full-length di debutto proprio in questi giorni.

Sempre in digitale (per ora su Tannen, dato che a breve uscirà in formato fisico per V4V) il rientro de Gli Ebrei, Disagiami: un mini da 6 pezzi per 12 minuti di disagio giovanile e di provincia com’è ovvio che sia e che a furia di grezzo lo-fi, ascendenze marchigiane (dal surrealismo made in Camillas ai mai troppo lodati Dadamatto), attitudine punk e nichilismo del quotidiano, ci offre uno spaccato sul “racconto degradante di una realtà sbilenca”. Genuinamente poetici e da premiare.

Su versanti molto più ostici, segnaliamo due tapes. Nella prima mr. Dokuro Michele Scariot torna col progetto Nodolby per Field Hymns. Afertmath/Inception consta di due lunghe tracce per una quarantina di minuti di musica aliena anche alle precedenti esperienze targate Nodolby. Meno estreme per wall of sound e molto più screziate per dinamiche interne, le due suite partono da un suono denso e corposo, frastagliato e sfasato in modalità droning (Inception) per poi – in particolare la seconda traccia, Aftermath – vivere di aliene visioni robotiche, dilatazioni algido-cosmiche, scioglimenti classical e deliqui from outer space.

L’altra tape segna invece l’ultima uscita targata Old Bicycle e vede invece i progetti parenti Harshcore e Der Einzige in una fotografia scattata al Post Garage di Graz nel giugno del 2009. Un lato in cui Matteo Uggeri aka Der Einzige e l’accoppiata Tommaso Clerico/Luca Sigurtà aka Harshcore si confrontano con due tracce cadauno, mentre sull’altro i tre uniscono forze e rumori per tirar su altre tre tracce. Clangori industriali e strisciate di noise materico per entrambi i progetti, con uno scarto “dada” per Harshcore, mentre il lato b mostra evoluzioni piuttosto interessanti dal connubio come trio.

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