Gimme some inches

Gimme Some Inches #38

Nel giro Om sembrano averci preso gusto e molto. Nemmeno il tempo di parlare dei maxi-singoli modalità “dubplate” della casa madre che Al Cisneros torna all’attacco replicando l’uscita di Dismas. Anzi, aumentando dimensioni e peso specifico della sua intrippante e misticheggiante idea di psych. Certo, l’aver composto le due tracce che compongono il 10” Ark Procession, durante le pause tra la registrazione di Advaitic Songs e quelle dell’upcoming, getta sicuramente una certa luce sul vinilino. C’è per forza di cose un evidente senso di continuità e contiguità con la casa madre, di cui queste lunghe tracce – la title track e la sua gemella Jericho, che mai si discostano dall’immaginario spirituale in cui i nostri sono caduti di peso – sono l’ennesima dimostrazione: ritualistiche suite, dubbose il giusto e evocative nella misura in cui vi piaccia chiudere gli occhi e sognare mondi lontani, anche se una certa latente atmosfera urbana e quasi minacciosa qua e là si fa notare.

Altra nostra conoscenza è Makhno che se ne esce con un 7” digitale che è insieme collaborazione e tributo. Collaborazione perché se nel lato A Nevadagaz vede Paolo Cantù in solo di chitarra e ammennicoli vari, nel lato B accreditato a HaveYouSaidMakhno emerge il lavoro a 6 mani svolto con l’Hysm? Duo aka Jacopo Fiore e Stefano Spataro. E tributo perché se in solo Makhno stravolge un classicone dell’italo-wave come il pezzone storico dei Gaznevada – molto electro-rock mutante in linea con l’originale spirito – nel gang bang coi due pugliesi a venir trafitto è She Is Beyond Good And Evil del Pop Group la cui resa, didascalica ma dai tratti originali e sfrontati (le peripezie strumentali della seconda parte), ci fa venir voglia di una joint venture più corposa che riscopra perle nascoste della wave nazionale e non.

Visto che siamo sul digitale, segnaliamo un full-length di remix che personaggi del calibro di Ezra, M16 (aka Alessandro Bocci degli Starfuckers), Otolab, ecc. dedicano al caro El Torpe il cui Movin’ On avevamo apprezzato per la capacità industriale e groovey di catapultare il blues più sanguigno in lande di disturbante fascino. Nelle mani dei sapienti manipolatori raggruppati sotto l’autoironica sigla Various Talented Artists il blues del futuro di El Torpe assume connotati ancor più coinvolgenti, fatti di elaborazioni da dancefloor (Come Back Baby nelle mani di Mud di Otolab), atmosfere notturne e minacciose (Ezra su Rock Me Baby), crepitii e rifrazioni a cassa dritta (Baby Mine targata M16), ecc.. La dimostrazione che il blues è la musica da cui tutto parte?

Andiamo dall’altra parte del globo per segnalare una fitta serie di uscite interessanti in terra australiana. Già da qualche anno noto ai più attenti follower del sottobosco post-punk (ma non solo), il Nuovissimo Continente continua a sfornare gruppi e label d’ottima fattura che hanno certo di che temere dal confronto internazionale. Iniziamo la carrellata ripescando dal mazzo un singolo uscito da già diversi mesi ma non per questo dimenticato. Debutto per i misteriosi NUN di Melbourne, Solvents è un 7’’ di soli due pezzi rilasciato dalla locale Nihilistic Orbs, già artefice dell’edizione domestica di Heat dei White Hex. Sulla carta il gruppo presenta tratti piuttosto diffusi nel giro: synth, drum machine, vocals robotiche e tutto il nécessaire. Eppure basta dare un paio di ascolti alla title-track per rimanere incollati alle case e rimandare in play ancora e ancora. Non è da tutti, specialmente al primissimo singulto creativo: c’è di che ben sperare per un full-length.

Nuovo singolo anche per i gotici Rule Of Thirds. Alla prima uscita sul vinile dopo il demo tape dell’anno scorso, il quintetto di Adelaide è autore di garage cupo e incalzante che ben mescola la lezione dei Cramps con la tradizione locale dei vari Beasts Of Bourbon e Scientists. Solo una decina di minuti per questo 7’’ su No Patience, con l’opener Mouthful a fare da traino e già si intravedono rosee prospettive che speriamo non verranno deluse come a  volte accade a gruppi che nascono e scompaiono con la medesima facilità.

Restiamo su No Patience, ma spostandoci a Brisbane, e incappiamo negli Occults, duo (trio dal vivo) non troppo dissimile dai sopracitati Rule Of Thirds, anche se con un piglio leggermente più deathrock. Anche per loro debutto sulla breve distanza a base di sonorità scure e adrenaliniche al contempo, ben dimostrate da un brano come Sex After Death. A onor del vero va detto (qualora ce ne fosse bisogno) che nessuno di questi gruppi brilla per particolare originalità o innovazione, ma al contempo ciò non preclude un ascolto intrigante ed efficace. Fatevene una ragione, dunque: qui non troverete il disco dell’anno ma se siete degli insaziabili digger come noi, beh, qua c’è di che rosicchiare.

Ancora in estremo oriente, ma spostandoci in territorio nipponico, troviamo ancora una volta all’opera Big Love, negozio di dischi, etichetta e fornitissimo distributore del sol levante. Non paga di aver appena pubblicato la stampa giapponese del nuovo, doppio Dirty Beahces (come ai tempi d’oro della discografia internazionale, verrebbe da pensare), la label di Tokyo rilascia un 7’’ per i danesi Vår (ex War) con The World Fell, il singolo estratto dal nuovissimo album No One Dances Quite Like My Brothers (Sacred Bones). Il lato B è quella The Boy or the Boot già apparsa sull’LP-compilation Five Years of Sacred Bones Records. Solo per i fanatici. Per tutti, invece, l’edizione in CD del medesimo No One Dances Quite Like My Brothers, sempre su Big Love. Unica differenza con l’edizione americana? La tracklist in ideogrammi.

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