Gimme some inches

Gimme Some Inches #41

Diamo inizio all’appuntamento di questo mese con una breve rendicontazione delle ultime uscite di una delle label più in vista del momento, la Blackest Ever Black di Kiran Sande. Nota ai più per le pubblicazioni di Vatican Shadow, Tropic Of Cancer e compagnia caliginosa, l’etichetta inglese (da poco trapiantata a Berlino, ma tu guarda) è altrettanto rinomata per il ritmo forsennato delle sue pubblicazioni nonché per quello altrettanto breve in cui queste vanno sold-out. Una breve rendicontazione, dicevamo, sembra necessaria per mettersi in pari. Dei sopracitati Tropic Of Cancer è appena uscito il doppioLP Restless Idylls in anticipazione del quale è stato pubblicato il 7” one-sided More Alone. Piccolo oggetto di culto tirato in 300 copie già a prezzi discretamente elevati su Discogs, contiene una versione diversa (ma neanche più di tanto) da quella presente sull’album, il quale ovviamente vi consigliamo di sentire. Il 7” lo lasciamo ai soli integralisti del progetto di Camella Lobo. In contemporanea, sempre su BEB, è uscito anche un nuovo 12” per i Black Rain. Padrini dell’elettronica più cyperpunk fin dai primi anni Novanta, il gruppo di Stuart Argabright (già Ike Yard, Dominatrix, Death Comet Crew) è tornato a incidere da un anno a questa parte e Protoplasm è la prima pubblicazione di questo nuovo ciclo. Quattro tracce che mescolano industrial, techno, darkwave e ambient con un tocco e un’attitudine da vecchia scuola che suona più fresca che mai. Per loro è previsto un nuovo full-length con l’anno venturo. Per ora godetevi questo EP e fate un tuffo nel passato prossimo, solo per rendervi conto – ovviamente – di quanto sia ancora presente.

Tornano anche i britannici Tom Halstead and Joe Andrews, non come Raime, bensì col misterioso side-project tanto interessante quanto ben custodito Moin. Dopo il 7” split con Pete Swanson dell’anno passato, ecco pronto un 12” omonimo in cui i due impugnano gli strumenti più tradizionali (sì proprio chitarra, basso e batteria) per dar vita a un post-rock da contorni vagamente mathematici e dal retrogusto dub/industriale. Molto early 90’s, ma non c’è di che stupirsi, no?

Restiamo su sonorità vagamente simili, ma andiamo in casa Connelly e troviamo un nuovissimo e promettente duo composto niente meno che da moglie e marito. Sì, la coppia assassina Mike (Wolf Eyes, Hair Police, Failing Lights) e Tara (The Haunting e The Pool at Metz) Connelly ha partorito una nuova, ferale creatura dal nome Clay Rendering. Per loro un singolo su 12” pubblicato dalla Hospital Productions di Dominick Fernow e massicce dosi di malessere. Due tracce su questo Vengeance Candle per chitarre blackmetal/shoegaze, ritmiche putrescenti, whispers da una stanza buia e, se non bastasse, anche la fisarmonica (sic) di Tara ad aggiungere drammatica solennità a un dei pastoni più tetri che ci sia capitato di incontrare di recente.  Immaginate una colonna sonora per un film di Dreyer con le premesse appena accennate e capirete come sia il caso di tenerli d’occhio.

Chiudiamo il cerchio dei side-project e delle sperimentazioni limitrofe con Burma Camp, ovvero lo spin-off technoise degli inglesi KVB. Già noto per gli album su Cland Destine e Cititrax, il duo di Londra rilascia ora tre tracce con questo nuovo moniker in cui indaga il lato più versatile del proprio sound, radicalizzandone i tratti ed estremizzandone le prospettive. Così i beat darkwave diventano techno, i riverberi shoegaze si dilatano fino a divenire industrial, le reiterazioni post-punk si allargano fino ai limiti della musica rituale/occultista. Repulsion esce per Mira, sotto-etichetta di Avian, in formato 10” con una tiratura limitata e artwork seriale.

Ah, non possiamo dimenticarci di segnalare la ristampa del primissimo singolo di Dark Day (il progetto post-DNA di Robin Lee Crutchfield) ad opera dell’infallibile Dark Entries. In questa nuova versione di Hands In The Dark troviamo i due pezzi originariamente sul 7” e, sul lato B, The Exterminations (1 Thru 6), ovvero quel che a suo tempo (A.D. 1981) su il B-side del 12” Trapped.

Saltando verso lidi più pacati, segnalazione obbligatoria per lo strambo e “local” vinile 12” a firma Dany Greggio. Cantautorato triste da spiaggia riminese a fine settembre, Ritratti oltre ad essere impreziosito da una splendida copertina di Marco Neri – l’opera “La casa delle bandiere” che da anche il titolo ad una canzone – è la perfetta realizzazione di un lavoro sentito, malinconico, essenziale nelle strutture e poetico nella realizzazione. Riecheggia la Rimini di Greggio, non quella felliniana tutta abbondante ed eccessiva; l’agiografia di San Giuliano della Ballata di San Giuliano diviene l’occasione per celebrare i luoghi dell’autore, il borgo omonimo di Rimini, tra miracoli e storie (extra)ordinarie esposte in punta di chitarra acustica e con una verve cantautorale che rimpiangiamo sempre più. È però tutto il resto del lavoro ad essere registrato in loco, mentre l’universo personale di Greggio viene esposto (La Casa Delle Bandiere, ritratto amical-personale cucito sulla persona di Marco Neri, l’ispirazione Handkeiana di Canto Alla Durata, l’alone De Andrè a svolazzare sul tutto) alla maniera malinconica delle preziosissime foto dell’inlay.  

A scalare di giri, tocca all’ep 10” in formato deluxe (copertina sagomata a mo’ di busta, cd in allegato e toppa in regalo) dei Cayman The Animal. Aquafelix prende il nome da un parco acquatico e mostra i 4 in discese mozzafiato da scivolo di sangue, centrifughe hc di quello vecchia maniera in un misto-frutta con r’n’r, noise e quant’altro, ironia a fiotti (check sui fantastici titoli dei pezzi, come Shiny Happy People Dying), mestizia da consapevolezza (quella di “essere troppo vecchi per morire giovani” del precedente disco). Illustra Ratigher, produce Valerio Fisik, trionfano i Cayman.

In conclusione, il 7” degli Psycho Kinder, progetto ruotante intorno a Alessandro Camilletti (voce, testi) e alle musiche di Luca Barchiesi e Michele Caserta. Al di fuori di ogni catalogazione, lucidi nella propria visione poetica, restii ad ogni tipo di moda o trend, ci offrono due brani abrasivi il giusto per poter rinverdire l’ossessione per la wave più robotica con un cantato in italiano che mangia in testa agli Offlaga. Se L’incomunicabile è la premessa, bisogna metterli in riga e richiedere a gran voce altre “canzoni d’autarchia”.

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