Recensioni

Dodici “racconti” che parlano di speranza e di libertà, ma anche di scelte giuste e sbagliate, e di cambiamenti importanti. Yusuf / Cat Stevens sarà pure un 74enne lontano dalla gloria mondana di dischi come Tea For The Tillerman e Teaser And The Firecat, ma è tutt’altro che un musicista arreso o senza più niente da dire. Che sia stata la nota fede islamica a illuminare la serenità vigorosa e perfettamente a fuoco che si respira in King Of A Land – di certo il tema religioso è ben presente nei testi, seppur in gran parte sotto forma di “consigli di vita” dati da un vecchio saggio alle nuove generazioni, come se il Nostro fosse ormai un tutt’uno con il «Father» di quella canzone che tutti conosciamo – o semplicemente il fatto che il materiale qui presente è stato scritto nell’arco di dieci anni da un artista che sembra lavorare ancora di artigianato folk come faceva nei Settanta, poco importa: siamo comunque davanti a un ottimo lavoro.
Non stiamo ovviamente parlando di un disco che rivoluziona uno standard stilistico ormai acquisito: in King Of A Land troverete lo Yusuf / Cat Stevens che conoscete già, con QUELLA chitarra acustica, QUELLA voce – inspiegabilmente identica a quella di 50 anni fa – e un campionario di “hook” strumentali capaci di catturare l’attenzione dopo un solo passaggio. Eppure c’è una tale cura negli arrangiamenti dei brani e un tale trasporto nella scrittura, che diventa davvero difficile trattare il Nostro con la sufficienza che riserveremmo all’ultimo dei Ringo Starr tutto peace & love riciclato a oltranza.
E così, per una How Good It Feels che mostra una ricchezza armonica degna del migliore Pet Sounds, con tanto di citazione dal Lago dei Cigni di Čajkovskij nell’arrangiamento orchestrale, c’è una scherzosa Take The World Apart; per una Pagan Run decisamente muscolare grazie a slide guitar, fiati e ritmi sostenuti, ci sono piccole perle folk come Train On A Hill e King Of A Land (qualcuno ha detto Love?) che si candidano a diventare instant classic del catalogo del musicista; per una Another Night in the Rain in cui spunta quello che sembra un sequencer (ma è un trucco, perché si arriva poi a un pop in puro stile Cat Stevens), c’è una Things che in qualche passaggio assomiglia a un reggae. E che dire di una Highness in cui si viaggia sicuri tra passaggi minimali e un gospel-soul con tanto di coro a dar man forte?
Avercene di dischi come King Of A Land. Lasciate perdere chi sostiene che Stevens non sia altro che un vecchietto pieno di buoni sentimenti affezionato a un genere musicale – appunto, il folk – mai così fuori moda come nel 2023: non sa quel che dice. Schiacciate play e godetevi il viaggio, ché di questi tempi è sempre più difficile trovare in un nuovo album creatività, significati profondi e buon gusto in dosi sufficienti. Bentornato, Yusuf.
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