Recensioni

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Per una volta lasciatemi accantonare gli sforzi di oggettività. Mai sopportate le reunion, io, né quel vivere in un eterno ieri rifacendo i propri classici allo specchio che ha contagiato tutti, da Patti Smith agli Slint passando per Sonic Youth e Spiritualized. Al di là di tutte le chiacchiere su “niente eroi” e “no future”, il motivo che non mi fa sopportare le rimpatriate è l’odio verso la dietrologia, verso la nostalgia canaglia che ti inchioda ai bei vecchi tempi e alla retorica mentre il presente va a puttane. Però ho anch’io i miei rovelli: dieci anni or sono vedevo Neil Young con i Crazy Horse dal vivo e mi investiva un uragano elettrico da ridicolizzare chiunque. Però: Iggy ha poi rimesso in pista gli Stooges con un disco noioso. Però: i Sex Pistols sono tornati per tanti ventenni, orfani di un loro equivalente generazionale al punto da ripescare quello dei genitori. Sarà colpa di un presente arido o di passati troppo rigogliosi? E allora, i redivivi Wire con contorno di Githead che si fanno un boccone degli Arctic Monkeys? Dura trovare una risposta a tanti quesiti ma non è escluso che in altra sede ci si provi.

Per attenerci alla cronaca, ricodiamo come X-Ray Spex furono una delle band punk più geniali nel porsi già “oltre” il fenomeno mentre era in piena esplosione: ad esempio, Oh Bondage Up Yours!, Genetic Engineering o I Can’t do Anything sono manuali per le Riot Grrrls e le sorelline Yeah Yeah Yeahs e Gossip. Poi ognuno va per la sua strada e, tra corsi e ricorsi, ti ritrovi; in men che non si dica hai rimesso su il gruppo rimpiazzando chi non ne vuol sapere o chi non c’è più. In questo CD dal vivo – con annesso DVD che ne replica la scaletta – degli originali restano la cantante Poly Styrene e il bassista Paul Dean, affiancati da Sid Truelove (batterista anarco-punk con Rubella Ballet e Flux Of Pink Indians: ma non dovrebbe essere contro questo genere di cose?) e da un paio di onesti strumentisti. Fa lo stesso, perché pensi a una giovane Poly Styrene front woman della porta accanto e ai compagni suoi, arsi da un’urgenza che solo a una certa età taglia in due; che, una volta liberata nell’aria, cambia il mondo attorno e chi vi viene a contatto. Chiedi chi erano questi punk, ragazzo, ma cercane di tuoi. Se non li trovi, inventali.

E il disco, infine, com’è? Ben suonato e pure trascinante, ma paradossalmente pulito, professionale, distaccato. Antitetico a ciò che fu in origine e poco conta che, intanto, la provocazione sia stata assorbita dal sistema e dal gusto comune. Tra stizza e perplessità, imito certi professori di quell’epoca. Sei politico.

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