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Tokyo è il sesto album pubblicato da ECM in cui Wolfgang Muthspiel veste i panni di leader, consolidando ulteriormente il rapporto decennale con la storica etichetta tedesca. A confermare questa continuità c’è la presenza di una formazione ormai stabile: il trio con Scott Colley al contrabbasso e Brian Blade alla batteria, con cui Muthspiel ha già inciso i convincenti Angular Blues (2020) e Dance of the Elders (2023).

Va inoltre ricordato che Muthspiel e Blade avevano già collaborato in trio nel 2001 con Marc Johnson come leader nell’album Real Book Stories, rafforzando poi il loro legame in duo con Friendly Travelers (2007), in trio con Larry Grenadier in Driftwood (2014) e con un organico più ampio in Rising Grace (2016). Il consolidamento di un trio ECM duraturo testimonia un momento significativo nella carriera di Muthspiel, favorito dalla complicità e dall’esperienza dei suoi due compagni di viaggio.

L’album prende il nome dalla capitale giapponese, dove il trio ha eseguito le date ECM e registrato il disco durante il tour nell’ottobre 2024, per poi mixarlo a Monaco nel febbraio successivo. Composto da dieci tracce, Tokyo prosegue la tendenza già evidente nelle precedenti registrazioni del trio: prevalgono le composizioni originali di Muthspiel, affiancate da alcune reinterpretazioni di autori esterni.

L’apertura dell’album è affidata a una versione di Lisbon Stomp, brano di Keith Jarrett tratto da Life Between the Exit Signs (1968). L’originale, caratterizzato da una nevrosi e un’imprevedibilità tipiche, qui viene addolcito, puntando su interplay controllato e leggerezza: piacevole all’ascolto, pur risultando meno affascinante dell’originale.

Pradela ritorna a sonorità vicine a quelle di Muthspiel: una ballad che, iniziando con un tempo rubato, si sviluppa su una pulsazione fissa lasciando alla chitarra il ruolo di guida del gruppo. Flight è un brano che evidenzia una struttura compositiva orizzontale, in stile vicino al progressive rock: il pattern ritmico in 14/8 (2+3+2+2+3+2) accompagna un percorso armonico dalle tonalità quasi folk. Su questa base, il basso di Colley propone una melodia ampia e cantabile, poi ripresa e arricchita dalla chitarra elettrica di Muthspiel.

Roll è breve e giocoso: Blade dimostra la sua incredibile capacità di essere incalzante e leggerissimo, mentre Muthspiel costruisce riff rock’n’roll accompagnati dal basso di Colley che sviluppa il tema principale. In Christa’s Dream l’interesse si sposta sulla chitarra elettrica di Muthspiel, che abbandona il suono pulito per chorus, tremolo e octaver, ottenendo timbriche vicine a un organo hammond o a un synth, seppur fugacemente.

Diminished and Augmented riporta Muthspiel all’acustico: il brano, intricato dal punto di vista compositivo, si sviluppa tra arpeggi, cambi metrici e obbligati, risultando comunque scorrevole grazie alla coesione del trio. Traversia è forse il pezzo più evocativo: una ballad che oscilla tra consonanza e dissonanza, richiamando sonorità folk e mettendo in luce la leggerezza e la sapienza del trio nella gestione degli spazi.

In Strumming, l’accompagnamento incisivo della chitarra di Muthspiel si combina al contrabbasso ad arco di Colley, che sviluppa un tema largo e dolce. L’introduzione di chitarra richiama un mix tra Pat Metheny e influenze folk e progressive, con Blade a sostenere l’intero ensemble. Weill You Wait, omaggio a Kurt Weill, unisce gesti giocosi a sonorità drammatiche: l’esperimento è riuscito nell’esposizione del tema, mentre le sezioni più improvvisate attenuano il richiamo diretto al compositore.

L’album si chiude con Abacus di Paul Motian, con cui Muthspiel aveva già suonato nel 1993 assieme al fratello. Il brano rende omaggio al batterista e mostra un utilizzo raffinato del rubato: senza pulsazione stabile, il trio dialoga tra sbalzi dinamici, interplay e attenzione alle timbriche di chitarra e percussioni, con Colley a fare da collante.

Un’osservazione riguarda la mancanza di un fil rouge evidente: chitarra elettrica e acustica/classica, brani originali, cover e standard si susseguono senza una logica precisa, guidati principalmente dal gusto personale. Il trio potrebbe beneficiare di una selezione più ragionata, senza arrivare necessariamente a un concept album, per rendere più riconoscibili le diverse fasi dei progetti.

Al di là di questo, il trio conferma il proprio ruolo tra i più interessanti del periodo: raffinatezza, leggerezza e maturità nell’interplay evocano a tratti un trio evansiano in chiave moderna e chitarristica. Muthspiel, pur meno celebrato di alcuni colleghi più giovani come Julian Lage, dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori chitarristi contemporanei, soprattutto quando, in acustico, mette in luce il suo background classico e l’eleganza del tocco.

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