Recensioni

Sono passati sei anni dall’ultima uscita discografica del cosmico duo del Michigan, ma potrebbero anche essere passati sei giorni, o sei minuti. Il concetto di tempo nel mondo di Windy & Carl è qualcosa di elastico, esteso, inafferrabile, come la loro musica. Nei primi anni ’90, Carl Hutgren e Windy Weber furono tra i primi a trafficare con la drone music e una variante molta dilatata, languida ed effettata dello shoegaze, ponendosi con i primi lavori (Portal, Drawing of Sound) sul sentiero inaugurato dal fondamentale Pygmalion degli Slowdive, ovvero una musica che rileggeva la poetica del pedal sound, traghettandola su una traiettoria più ambient e da qui più psichedelica.
La loro musica viveva sul contrappunto precario, ma virtuoso, tra l’effettisca senza freni della chitarra di Hutgren e l’ectoplasmatica presenza della Weber, la cui voce atona e siderale ha dato più di qualche idea a molte formazioni post rock che sarebbero apparse dopo. Inevitabile, ad un certo punto, che il loro principale pregio divenisse il loro più grande limite, quello cioè di un sound ripetitivo fino all’eccesso, tanto nella forma quanto nella sostanza. Il fatto che con il passare degli anni la formula si sia fatta semmai ancora più rarefatta, andando a flirtare con new age e ambient tout cout, non ha dato certo risalto al loro catalogo. Di fatto, tutti i lavori partoriti dopo Depths potrebbero essere interscambiabili l’uno con l’altro senza dare particolari sussulti tanto alla loro storia, quanto a quella del kranky sound d’ordinanza. Allora il merito principale di questo ultimo Allegiance and Conviction è certamente l’aver ragionato forse per la prima volta nella loro storia, su un format che fosse più leggero, tanto nel minutaggio quanto nella composizione.
È un disco che dura appena 38 minuti e dove i brani sono meno ermetici e inaccessibili. Non è uno stravolgimento della formula, come testimoniano languide ed eteree The Stranger, Racon, Alone. C’è meno nebbia, ma lo struggimento emotivo delle loro pagine migliori arriva diretto, senza tanti effetti, come testimoniano le magnifiche Moth to the Flame e Crossing Over. In tempi di pandemia planetaria, l’ultimo Windy & Carl potrebbe diventare la porta d’accesso ideale per un comodo isolazionismo casalingo, di quelli che non ti fanno poi troppo male e ti permettono una via d’uscita quando tutto questo sarà finito.
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