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Ci voleva una lacerazione nella routine per lasciare sanguinare il flusso emozionale più denso e profondo di Warren Haynes. Una pausa dai Gov’t Mule ha ricreato le condizioni per ispirare brani autografi nuovi e manifestarne altri sopiti nell’oscurità da decenni. Il chitarrista americano ha lasciato emergere un aspetto di sé per gran parte inedito, svelato grazie ad Ashes & Dust, un tripudio di country, bluegrass e soul: musica che affonda le radici nel solco dell’Americana, insomma.

Le prime battute di Is It Me Or You, affidate al violino, irretiscono e sciolgono il cuore, prima che Haynes debutti con una narrazione convincente, che si dipana attraverso tredici capitoli influenzati dalle storie tormentate di Jonny Cash, dall’afflato poetico di Bob Dylan e dalla scarna prosa di John Prine. Sono riferimenti culturali alti che possono risultare avvicinabili solo con una scrittura sincera e una produzione mediata da musicisti capaci di assestare un mood organico, nonostante le diverse influenze richiamate. Tutte le tracce di Ashes & Dust sono state incise con la Railroad Earth, band dalle molteplici possibilità stilistiche, capace di padroneggiare i linguaggi folk, blues e rock. Il legame con il country si consolida con l’andatura tratteggiata per Gold Dust Woman (Fleetwood Mac). Grace Potter ne è co-protagonista con Haynes in un duetto vocale convincente, alla stregua di una Wanderlust in cui è Shawn Colvin, guest appearance di valore, ad incastonare tenui modulazioni tra i colori della lap steel e l’armonica di Mickey Raphael.

In Ashes & Dust una pluralità di corde (quelle delle banjo, dell’acustica, della lap steel, ma anche del piano) indirizza il sound ai quattro angoli dell’America e fuori, verso generi identificabili ed altri inafferrabili, come una Stranged in Self-Pity che sembra recare un’andatura vaudeville. Una necessità o una contingenza, poco importa, favorita dalla convivenza di strumenti in uso presso la tradizione popolare americana accanto ad altri (mandolino, bouzouki) che fanno virare il suono verso caratteri non necessariamente a stelle e strisce. Riferimenti alla celtica, ad esempio, pur non trovando una destinazione definita, spiccano in vari momenti. Lo stesso per gli inserti musicali riconducibili all’enclave degli Appalachi che attingono a suoni d’oltrefrontiera.

In fin dei conti stiamo parlando di un album revivalistico, ma con stile personale. Il valore di Ashes & Dust si misura con l’intraprendenza di Warren Haynes, capace di lasciare da parte il virtuoso della chitarra elettrica per concedere la ribalta al cantautore introspettivo e, sotto certi aspetti, compassato. Un lavoro notevole che si apprezza ascolto dopo ascolto. Un disco realizzato per rimanere.

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