Recensioni

Los Angeles è il setting perfetto per una storia come quella dei Wallows, trio composto da attori e musicisti cresciuti a pane e sogni di gloria nell’entertainment (il tutto iniziò circa dieci anni fa all’interno di un tv show locale chiamato “Join the Band”). Tra i tre, almeno qui in Italia, il più conosciuto è certamente Dylan Minnette (il Clay Jensen protagonista di 13 Reasons Why/Tredici), ma negli States anche il fondatore Braeden Lemasters può vantare un certo seguito costruito fin dalla tenera età grazie a ruoli minori in svariate serie TV di successo (tra cui Dr. House, Criminal Mindsm, E.R., Six Feet Under, NCIS e, più avanti, Men of a Certain Age).
Benché sia facilmente constatabile che raramente il connubio attori/musicisti ha realmente funzionato sul fronte discografico, negli ultimi(ssimi) tempi stiamo assistendo a diversi casi similari, basti pensare ai Calpurnia con Finn Wolfhard e ai Post Animal con Joe Keery, entrambi Stranger Things-related. Che siano realmente spinti da una palpabile vena artistica o solamente capricci/divertissement hollywoodiani, è comunque innegabile come il contesto (diciamo pure amicizie e conoscenze) possa aprire molte porte e garantire una certa visibilità altrimenti – forse – ingiustificata (per dire, Amoeba gli ha già dedicato una puntata del famoso format What’s In My Bag?) e certi standard da major (il produttore John Congleton e la firma con la Atlantic). Come se non bastasse, Are You Bored Yet? – il singolo che anticipa l’album d’esordio Nothing Happens – vede la collaborazione della discussa e lanciatissima Clairo, anch’essa probabilmente “aiutata” da coincidenze extra-musicali (il padre è uno dei marketer più inseriti dell’industria).
Togliendoci la puzza da sotto il naso e accantonando qualsiasi tipo di pregiudizio, bisogna ammettere che i Wallows nel loro non prendersi troppo sul serio e nel loro essere – a conti fatti – innocui riescono a trovare un proprio – dignitoso – posto all’interno del pop-rock contemporaneo. Sarà la spensieratezza da ventenni, ma i brani contenuti in Nothing Happens (così come quelli pubblicati in precedenza) sono freschi e orecchiabili anche senza ammiccare, senza andare alla ricerca di appigli forniti dalle tendenze stilistiche della streaming-era e senza essere sfacciatamente derivativi: la musica dei Wallows sembra infatti appartenere agli anni Zero, incorporando influenze d’ampio spettro che vengono poi smussate in una forma canzone radio-friendly. A volte possono sembrare una versione più blanda dei primi Killers, altre una versione drug-free degli Strokes e altre ancora i Weezer più melodici, i Vaccines meno ruvidi o i Phoenix meno dinamici: in generale l’approccio pare essere quello delle classiche band da high school con gusti limitati al pop-rock di base, con – però – a propria disposizione i mezzi per uscire dai sudici garage. A contorno, piccole dosi di mood californiano, chiaramente più vicine agli stereotipi O.C. piuttosto che alla slackness della Burger Records (o ai cliché street di retaggio 80s).
Riassumendo: troppo ordinari e perfettini per il pubblico indie (nonostante talvolta vengano inseriti nel filone post-DeMarco), troppo poco attuali per un pubblico generalista. Detto questo, i Wallows non faticheranno a trovare consensi, specie tra il pubblico più giovane e tra i fan (Cioè-style, per intenderci) dei singoli componenti della band.
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