Recensioni

Dirk Ivens ha deciso che, dopo quattro lunghi anni di stop, il momento era quello giusto per riaprire le porte di una delle sue creature più particolari, la Daft Records. Il primo passo compiuto dal talent scout è stato la pubblicazione della compilation Deep, una istantanea sul panorama neo-minimal odierno in cui figurano gli argentini Vólkova, ora trasferitisi a Berlino.
C’è un legame neanche troppo sottile che connette, più che la musica in sé, la poetica (perché la grandezza del lavoro di Dirk è legata anche alla sua teoria del “less is more”, oltre alle sue vastissime produzioni musicali) del frontman responsabile di numerosi progetti come Dive, The Klinik, Sonar e Absolute Body Control a quanto svolto dai Vólkova, un duo che si sta facendo rapidamente conoscere in Europa con la sua attitudine minimalista. Ivens affermò nel 1990 che la ricerca era incentrata sul raggiungimento del massimo risultato con il minimo impiego di suoni. D’altro canto, anche Cesar, con la Tacuara Records, già famosa nell’underground, sta compiendo un percorso simile, dimostrandosi un abile talent scout di talenti giovani e particolarmente originali.
Oggi, nel 2015, i Vólkova danno alle stampe Sangre, non un nuovo album ma la testimonianza della crescita del duo, in un’epoca in cui l’electro sta conoscendo una seconda vita proprio grazie al lavoro di morbosa limatura di tutte le velleità costruite negli ultimi vent’anni. Realtà come White Christian Male (non a caso, prodotta da Cesar), gli High-Functioning Flesh, i Pure Ground, il progetto greco Geometry Combat, tanto per citarne alcuni, sono gli artefici di un recupero dell’estetica minimal anni ’80 che è la stessa alla quale i Vólkova guardano con grande interesse.
Inoltre, i Vólkova dimostrano, grazie alla poliedricità e alle loro idee, di non rimanere poi così fortemente ancorati alle radici tanto stimate: se gli High-Functioning Flesh hanno in testa gli Skinny Puppy, i Pure Ground i The Klinik, White Christian Male i Dive (non è un caso che Dirk Ivens sia un costante punto di riferimento), Cesar e Paula mettono sul piatto le loro radici darkwave ed electro, le linee vocali tra lo sciamanico ed il teatrale di Paula – protagonista indiscussa, almeno nei primissimi anni di attività, del cantato – e, dall’altra parte del ring, lo stile compositivo straniante di Cesar, che è interessato a mantenere una relazione con le ritmiche ballabili ma anche a rompere i confini della gabbia 4/4.
Sangre è una raccolta comprendente il loro primo mini album Confusion Is a Good Weapon, il 12’’ Silent Howl e tre bonus tracks. Rispetto a Trauma and Dreams, è evidente che la formula qui proposta è piuttosto differente, in quanto questo lavoro è molto più orientato al ballabile e agli anni ’80. La titletrack è uno degli esempi più immediati di cosa il duo argentino fosse nel 2013: una realtà cresciuta con la darkwave, ma volenterosa di osare. La musica travolgente, ballabile ma dai tratti oscuri di Cesar, e la teatrale voce di Paula trovano un loro senso insieme; eppure emerge uno straniamento brechtiano nell’inusuale incastonamento dei suoni attorno alle rigide ritmiche, fino al loro sgretolamento e alla liberazione del flusso sonoro-teatrale.
Camino A Eslovenia è dub ritualistico accompagnato dalla voce sciamanica di Paula, So Far From Home è electro sincopata di matrice anni ’80 arricchita da sonorità analogiche sinistre, Waste è un recitato contro il consumismo del mondo moderno, El Complot De Arte (in cui riecheggia lo spettro del The Process più sincopato) è electro straniante di derivazione tardo-Skinny Puppy, Klavnica (con Mismerizer) è una sorta di electro sperimentale ballabile contraddistinta da un avanzare punk: questo è il riassunto della musica contenuta in Confusion is a Good Weapon, il cui messaggio è la trasformazione dello stato di straniamento in arma per la liberazione dell’individuo dalle gabbie del sistema. Il rework di Confusion insieme a DAT Politics è un electro un po’ piaciona e retrò. Il 12’’ Howl comincia ad avvicinarsi, con la rispettiva title track, a quello che i Vólkova sono oggi: una realtà molto meno ballabile e molto più minimalista, fautrice di un ritmo lento, profondo e sognante, in cui le voci di Paula e Cesar si lasciano scivolare giù verso l’oblio dell’anima. Di suoni e ritmiche ballabili se ne vedono sempre meno, in favore di lenti ritmi riflessivi. Pulsion è minimal synth nella sua forma migliore: Paula è l’altra faccia della moneta, laddove, dall’altro lato, ci sono i Keluar, altro duo astro nascente della neo-minimal synth-wave. Paula si fa trasportare dalle onde musicali, e la sua voce scivola lentamente giù.
Quel che dà ai Vólkova quel quid che li distingue da tanti altri è il gusto per la pausa, il silenzio cageiano che dà una ulteriore spinta verso la ripartenza. E’ quel vuoto interiore di cui tanti musicisti hanno paura, ma che il duo non teme. La musica è la diretta trasposizione del loro mondo interiore, che ci piace immaginare come un posto in cui lentamente si avanza. Degna di nota è anche Birds Of Prey, riuscito adattamento di un brano dell’artista pioniere della musica Industrial Monte Cazazza (a riprova delle solide basi storiche del duo). C’è anche spazio per un remix drum ‘n bass di Camino A Eslovenia da parte dei Die Perlen, che stravolge completamente l’originale, certamente un po’ banale e senza mordente, ma senz’altro divertente. Le conclusive We Were Soldiers e Corrupt mettono in campo la voce sintetica di Cesar su strutture lente, instabili e minimaliste, senza molto aggiungere a quanto detto in precedenza. Sono i brani che fotografano nel miglior modo possibile quello che i Volkova stanno diventando: uno degli act più importanti della nuova scena. Nell’attesa del loro nuovo album, questa è l’occasione per scoprire il lavoro di due talentuosi musicisti argentini.
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