Recensioni

6.6

Terreno fertile per similitudini d’alto rango le dodici tracce di The Art Of Arranging Flowers,
in virtù di un suono atletico e repentino, dispari e spaiato, oscuro e
fuori tempo. Un suono che richiama nell’immediato le bizzarrie vibranti
dei Blonde Redhead, innalzando la poetica insolente,
melanconica ed evocativa della band newyorkese a più che semplice
termine di paragone. Ne è testimonianza l’effetto amarcord della terna iniziale Swansong, Venus e Doll, impresso
nei dialoghi strumentali di sghimbescio e nelle trame intricate, negli
scambi di batteria a singhiozzo e nelle linee vocali aspre, negli
squarci new wave e nelle dissonanze radicali. Un sentire che spesso
complica le geometrie di base, ricavandone piccole suite strumentali
dallo sviluppo variabile. Se la regola generale rimanda all’arte della
band dei fratelli Pace, il caso particolare fa invece storia a sé. A
dimostrazione Virgin, percussiva e distorta alla maniera degli Oneida; Princess, solcata da dissonanze in slow motion e sovrincisioni; Elise & The Bad Moon, combattuta tra impeti punk rock e spigoli evanescenti; The Art Of Arranging Flowers, equamente divisa tra accelerazioni inaspettate e scenari decadenti.

Il quadro generale mostra una formazione che sceglie coscientemente di
celebrare l’opulenza – delle strutture, più che dei suoni -, mescolando
cascate di arpeggi a un pulsare cerebrale di basso, beat nevrotici a un
cantato distrattamente epico. Un modo per acquisire carattere a
discapito della sobrietà espositiva che se in genere stupisce per
lungimiranza, in qualche caso rischia di suonare un tantino ridondante.

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