Recensioni

6.7

La vulgata sui Virginiana Miller li vuole songwriters valorosi ma incompresi per troppo spessore musicale e soprattutto letterario. Non ci opponiamo, giacché segneremmo Gelaterie sconsacrate e La verità sul tennis tra gli episodi da avere in un’ideale discoteca dell’italico rock d’autore degli ultimi quindici anni. Eppure Il primo lunedì del mondo non ci convince del tutto, perché cercando una legittima sterzata pop – non che prima i nostri fossero dei carpentieri, s’intenda – traballa a metà del passo pur arrivando saldo a terra.

I livornesi dal canto loro fanno tutto come deve essere fatto: rotondità sparse ovunque a calmierare una tensione SmithsLuigi Tenco focale nel precedente Fuochi fatui d’artificio, innesti d’archi e fiati ad ingentilire o inquietare melodie da sempre comode ed evocative, la solita buona sostanza lirica nei testi di Simone Lenzi. A mancare invece sono le canzoni, quelle presenti sparse tra alti senza picchi e bassi senza sfracelli che fatta la media stanno comunque sopra la norma.

E’ che i Virginiana sono quelli di Tutti al mare, Altrove, La verità sul tennis, Uri Geller (chi ignora segni i titoli e scartabelli sul tubo) e qui mancano tracce capaci di simili traiettorie, anche se alcune ballad puntinate di rhodes (La risposta) o gravide di quello spirito pop tra il Franco Battiato anni ottanta (L’inferno sono gli altri) ed un imprevisto scheletro Police (Oggetto piccolo (a)) stanno giusto un passo indietro dai titoli citati prima. Ma noi i Virginiana li vorremmo sempre come quelli di Cruciverba o anche meglio: intellettuali in miscugli d’alto e basso, doloranti e ironici, alteri eppure così gustosamente pop(olari): «resto come 1. Orizzontale / che era stato appeso al chiodo fisso delle sue stesse parole/ quindi deposto dal cruciverba sul giornale quotidiano d’agosto».

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