Recensioni

Prendete i primi Black Keys, piazzate come lead-singer Giby Haynes dei Butthole Surfers e fateli accoppiare con un certo incedere à la Veils. E’ questo che sembra dire Michael Gerner, barbutissimo leader dei VietNam e personaggio proveniente da Brooklyn che nella vita è riuscito a transitare agevolmente fra set di film porno, traversate degli states con la compagnia di un’unica valigetta e, ovviamente, la propria chitarra e la musica che ne vien fuori. Esordio nel 2004 per Vice, seguito a tre anni di distanza dal sophomore omonimo su Kemado, prima di dedicarsi a ben cinque anni di (pseudo)silenzio, trascorso nella propria stanza ad esplorare mondi più lontani – fatti di synth e scenari ambient – sotto l’alter-ego D.A., prendendosi anche la briga di sonorizzare alcune pellicole di cinema indipendente.
Il ritorno, oggi, all’attitudine rock‘n’roll che più sembra appartenergli con questo an A.merican D.ream (per Mexican Summer questa volta) ed una lineup ampliata a ben sei elementi con le aggiunte di moog e violino. Spianate le bandiere sudiste, i VietNam ci trasportano in un universo fatto di psichedelia in salsa acida, canzoni di protesta e rivoluzione hippy, fra le linee vocali trascinate di Stucco Roofs e le caldissime chitarre di Fight Water w/Fire. I capolavori di armonica dello – splendido – primo singolo Kitchen Kongas introducono invece alle sovrastrutture bluesy presenti anche in No Use In Cryin’ e Blasphemy Blues con spazio, infine, per le reminescenze latin-southern rock di Flyin’ e l’approccio 16 Horsepower di Yaz.
Un disco maturo, anche se non sempre ispiratissimo, in cui la forma canzone sfuma talvolta in divagazioni ed interludi un po’ superflui che non appannano tuttavia eccessivamente una produzione che, nel genere, potrebbe essere decisamente apprezzata.
Amazon
