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7.2

Più che un “circle”, una intera scala di grigi messi in musica, quello che ci propone questo ritorno targato Xing di Valerio Tricoli. Incentrata sui concetti filosofici di “transitorietà, impermanenza ed esplorazione musicale, A Circle Of Grey è una suite elettroacustica in due lunghi movimenti in cui vuoti e minime variazioni di suono creano nell’ascoltatore un continuo e stordente senso di disorientamento e riacquisizione di orientamento. Per ottenere questo risultato Tricoli si muove tra microvariazioni e lievissime increspature di toni, riprendendo di volta in volta suoni trovati e rielaborati via synth – i loop originari sono disponibili nelle 20 copie deluxe in formato cassetta, giusto per comprendere l’ampiezza dei suoi utilizzati –, tagliati, accorciati, rivisitati al punto che si ritrovano disseminati lungo le due composizioni pur apparendo sempre in forme diverse.

Il risultato è una essiccazione sonora fatta di vuoti abissali vicini alla staticità del silenzio e, al contempo, di percezioni sonore più corpose, suoni riconoscibili – siano essi crepitii o fratture o minimi accenni – che scivolano via immediatamente per riproporsi in una sorta di caleidoscopio dell’assenza e riemergere come scarni rimasugli di una quotidianità ormai svanita. Astrazione della materia sonora partendo da un’esperienza tangibile e resa in forme travisate per aprire a nuove possibilità di percezione, in soldoni: un panorama sonoro che è in sostanza una frantumazione continua, una sorta di caccia al tesoro in cui è il cacciatore a svanire e soltanto l’oggetto della sua ricerca a manifestarsi in una costante tensione tra suoni di superficie e suoni di profondità.

Le scarne, isolate note di piano sul finire del primo movimento o le sparute, fantasmatiche note di chitarra all’inizio del secondo sono la manifestazione più evidente di questo procedere: piccoli ganci di riconoscibilità subito inghiottiti in una coltre fumosa di azzeramento di suono, metafora, volendo, di una quotidianità in disfacimento e in continuo ripiegamento su se stessa, esattamente come i suoni sparpagliati da Tricoli spariscono e riemergono in un reale loop che porta l’ascoltatore a perdersi in queste frattaglie sonore, in questa massa di suoni quasi in assenza di gravità come in un borgesiano giardino dai sentieri che si biforcano per tornare su stessi e ricominciare daccapo. Disorientamento e riacquisizione di orientamento, come si diceva in apertura, per un fuoriclasse delle musiche “altre”.

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