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7.4

Che sia un’invettiva idiosincratica contro l’indie, le mode, le tendenze che vanno e vengono (O tempora) o piuttosto le parole che Pier Paolo Pasolini non riuscirà mai a leggere al Congresso del Partito Radicale nel 1975 (Hubris, o preghiera del senza Dio), nelle righe del lavoro di unòrsominòre – questo il moniker dietro cui si cela il veronese trapiantato a Roma Emiliano Merlin – c’è sempre stata una certa rabbia, un’urgenza febbrile nel dover esprimere concetti chiari e precisi che arrivino diretti al punto. Lo aveva già fatto in modo più che positivo in quel La vita agra che fin qui era sembrata la sua prova meglio riuscita. Sono passati cinque anni da allora e il ritorno, pubblicato a sorpresa e disponibile unicamente in download digitale a offerta libera o attraverso mail order, è segnato da una doppia pubblicazione: l’ep Analisi logica e l’album Una valle che brucia. Due lavori, più spiccatamente elettrico e dall’animo combat il primo, intimamente elettro-acustico ed essenziale il secondo, uniti da un approccio punk semplicemente incazzato, talvolta militante, puntualmente rabbioso.

Prodotti entrambi da Fabio De Min dei Non voglio che Clara, che sia l’attuale panorama politico, la violenza sugli animali destinati al macello o i martiri laici del nostro tempo, unòrsominòre pone al centro del suo universo un fiume di parole in fila pronte ad essere lanciate in tutta la loro forza espressiva, trovando nell’LP un tappeto sonoro minimale e perfettamente bilanciato tra note di piano e sottili pennellate di sintetizzatori. Ma che si parli di dio, di guerre o di resistenze, per quanto enorme sia il pericolo, quelle di Merlin non sono mai parole banali, retoriche o scontate. Il suo è un invito a riflettere maturo e ragionato, che parte da un discorso sull’io e si estende all’universo, tra fingerpicking, batterie sorde e una raggiante chitarra distorta. Lo fa in modo ancora più schietto, diretto, senza mezzi termini e con meno eleganza nell’EP che si apre con una personale Avvelenata, per svilupparsi su soluzioni più squisitamente rock.

Un ritorno imponente e complesso, che richiede tempo per essere assimilato a dovere, ma che instilla di canzone in canzone riflessioni e prospettive sulle quali sarebbe il caso di fermarsi a pensare. Se siete stanchi delle formule reiterate ad libitum della musica italiana, indie e non, siete nel posto giusto.

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