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Tra le sedici città del Boiler Room World Tour c’è stata anche una tappa italiana e, dato che da Milano non succedeva dal 2019, il weekend meneghino è stato una lunga celebrazione della musica elettronica. Ventiquattr’ore di set suddivise equamente tra le due date al Carroponte e un afterparty al Gate hanno sfamato corpi in cerca di beat e vibrazioni.

Alla consolle si sono alternati il producer parigino Bambounou, la dj franco-tedesca Jennifer Gardini, l’elettronica della berlinese Dj Gigola e la dance di Lsdxoxo, nato negli Stati Uniti ma di stanza a Berlino. Hanno giocato in casa Elasi,999999999 ed Elisa Bee, mentre la lineup è stata completata dal sudsudanese Skin On Skin e dal produttore tedesco Dixon.

Credit Vittorio La Fata

Il calare del sole e il sorgere della notte fanno parte della scenografia che, in piena tradizione, prevede il gruppo di persone attorno chi si esibisce. È un’occasione per vedere da vicino i movimenti su manopole e pomelli, ma anche per godersi la folla eterogenea che viene un po’ da tutta Europa e, soprattutto nella giornata del sabato, si arricchisce di chi è reduce dal Pride.

Guardando l’evento da più angolazioni è impossibile non pensare a come tutto questo è iniziato tredici anni fa. L’idea è venuta a Blaise Bellville, direttore della rivista Platform che si era messo in testa di ricavare uno studio di registrazione da un magazzino a Londra. Quello che l’ha colpito di più, però, è stato la stanza della caldaia, la boiler room. Dove ha subito trasportato la sua consolle e ha cominciato a filmarsi. In breve tempo gli spettatori delle dirette si sono moltiplicati, fino a permettere di organizzare veri e propri eventi, prima nel Regno Unito, poi nel continente, e, infine, in tutto il mondo.

Con l’allargarsi della community, Boiler Room ha cominciato ad avviare una serie di collaborazioni con festival e marchi di moda. La più recente ha dato vita a una linea di vestiti e accessori firmati Umbro. Come per molti eventi, anche la data milanese è stata celebrata su alcuni capi d’abbigliamento, i più pittoreschi sono senza ombra di dubbio quelli con L’ultima cena di Leonardo Da Vinci.

Credit Vittorio La Fata

Se alcuni dubbi potevano sorgere sulla location, questi si sono diradati molto rapidamente perché, anche grazie a un’app per i token, non c’erano le solite file chilometriche alle casse. Fermarsi a parlare con i presenti ha voluto dire conoscere storie e percorsi completamente diversi tra loro. Maël viene da Marsiglia e non vede l’ora di vedere gli Overmono dal vivo a Parigi il prossimo ottobre, Lukas è di Stoccarda ed è in fissa con Hiroko Yamamur, mentre Freya abita a Falkirk, in Scozia, è delusa per il forfait di Richie Hawtin, ma è contenta di vedere i 999999999.

Quello che hanno in comune gli artisti sopracitati è la presenza alle line up di questo world tour, che a ogni tappa si trasforma in un microfestival con variazioni sul tema elettronica. Una conferma dell’obiettivo della Boiler Room: “Mettere in connessione la club culture e il mondo intero, attraverso eventi, trasmissioni e film”. Una connessione intergenerazionale che unisce chi ha conosciuto la techno negli anni novanta a chi fa ancora il liceo, si è messo i soldi da parte e fa rosicare via chat gli amici che quest’anno sono di esami e non possono esserci.

Credit Vittorio La Fata

Tornando in metro dopo la seconda serata mi è tornato in mente un saggio letto qualche tempo fa per una ricerca che studiava gli aspetti “spirituali, religiosi e transpersonali dei partecipanti agli eventi di musica elettronica”. Avevo con me quelle sensazioni e connessioni che solo un certo tipo di musica e di esperienza possono regalare, difficili da descrivere, ma, per fortuna, anche da dimenticare.

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