Recensioni

Ricordate i Goblin? Sì, quelli di Profondo Rosso. Ricordate il sound sintetico e analogico di quelle progressioni cromatiche? Oggi c’è chi, a trent’anni e più di distanza, subisce ancora il fascino delle colonne sonore dei film di Argento, Fulci e Carpenter (sempre nella doppia veste di regista e autore delle musiche). Parliamo di Matt Hill, già basso e synth negli Expo’70, e del suo nuovo trip solista a nome Umberto.
Il tributo che il ragazzo di Kansas City paga alla tradizione del giallo e del thriller è notevole, a partire dal moniker in italiano, passando per la veste grafica da locandina settantina, per arrivare a pezzi come Forsaken Dawn che fa il verso proprio a Profondo Rosso. Rispetto ai gruppi prog dei ’70 l’impronta è più elettronica, fedele ai lavori del sopracitato John Carpenter, sconfinando spesso nel minimalismo dei Dark Day di Windows. Di tanto in tanto schegge di scuro funk mutante (It Came From The Swamp) e dance gotica anni ’80 (In The Name Of Zuel) movimentano la scaletta, ma per lo più si precipita lungo pareti immaginarie, dentro baratri vorticosi, senza più cognizione del tempo. Proprio come la migliore soundtrack di un film horror d’antan.
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